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Recensione “Il calice e la spada” (Claudio Riva)

Come riconoscere e gestire l’aggressività nella prima infanzia

Un testo utile per tutti perché non si è mai riflettuto abbastanza sul tema dell’aggressività.

Capita di confondere i piani e di utilizzare sinonimi per dire cose del tutto diverse.

In questo lavoro Claudio Riva, psicologo e psicoterapeuta esperto in psicosomatica e redattore di Conflitti, ci accompagna dentro l’affascinante mondo della prima infanzia. Parte con la definizione di aggressività e sottolinea l’etimologia che significa “andare verso”, dunque incontrare.

Fondandosi sugli studi di eco-psicobiologia Riva ci porta dentro le fasi dello sviluppo infantile partendo dalla pancia della mamma e dai mesi immediatamente successivi quando il neonato “sequestra” la mamma per essere nutrito in tutti i sensi.

La prima fase è la gravidanza, la seconda l’allattamento e la terza fase presa in considerazione è quella che l’autore chiama del cucciolo, ovvero quando il piccolo inizia a gattonare. La quarta fase è quella della nascita vera e propria quando il bambino si stacca camminando da solo.

Per ogni fase Riva approfondisce e sottolinea alcuni punti chiave, uno per tutti chiedersi se il momento della gravidanza evidenzi una situazione di conflitto o di violenza.

“Affinché nasca la madre occorre che muoia la donna” (pag25),

bella sfida da prendere in mano.

Parlando del lattante e riprendendo Montefoschi, l’autore ci porta dentro l’intersoggettività madre bambino e alle prime frustrazioni evolutive che sono caratterizzate anche da aggressività.

Molto interessante il capitolo riguardante la nascita del simbolico e dell’identità del bambino e della bambina, epoca in cui viene messa in moto l’aggressività del bambino e dell’adulto che lo accudisce. Segue poi la riflessione sull’aggressività del padre e sui codici materno e paterno, coppa e spada, accoglienza e separazione.

L’ultimo capitolo “Diventare genitori senza rinunciare a essere individui” collocato alla fine del libro, è la vera essenza dell’educare e della genitorialità. Amare sé stessi senza giungere all’annullamento di sé in nome del figlio e consentire la relazione intersoggettiva fatta di riconoscimento dell’altro evitando così che l’aggressività si trasformi in altro rispetto a quello che tutto il testo propone: andare verso, incontrare.

Non solo per genitori, educatori, psicologi, perché questo testo parla in definitiva di ognuno di noi, della nostra storia, nascita, crescita come figli o come generatori di vita.


Recensione di Paola Cosolo Marangon pubblicata sulla rivista Conflitti n.2-2022

Staff

Paola Cosolo Marangon

Formatrice e consulente pedagogica

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