La conoscenza è un movimento

Di: Daniele Novara

L’apprendimento non è una questione di risposte esatte ma di capacità applicative.

Mettersi alla ricerca è fondamentale per creare mondi nuovi, ma prima di tutto per apprendere. 

Si tratta di rompere con l’idea che si impara trasferendo saperi.

Mai come oggi, per metterci alla ricerca, abbiamo bisogno di tante domande di cui non conosciamo le risposte, domande come quelle poste ovunque da Danilo Dolci, straordinario maestro del chiede­re e dell’indagare per andare oltre l’apparente.

La conoscenza è un movimento

Esistono tanti tipi di domande

Le domande maieutiche sono quelle che vengono poste per apprendere qualcosa che non si conosce, non per controllare il sapere. Per questo sono domande generative, come suggerisce il termine che le definisce. 

Mirano ad andare ol­tre, alla ricerca di ciò che non è noto dentro e fuori di noi, sono occasioni per costruire percorsi di apprendimento aperti e sostenibili. 

Le domande maieutiche hanno queste caratteristiche: sono domande legittime (chi le pone non conosce la risposta); di interesse (sviluppano conoscenza); di problematizzazione (aprono punti di vista e scenari di cono­scenza anche inediti). 

Viceversa, le domande di controllo si basano sulla prevedibilità e la tendenziosità, sono fatte per avere conferma e vogliono una “risposta esatta”.

L’apprendimento non è una questione di risposte esatte, ma di ca­pacità applicative, cioè di saper usare le conoscenze in un contesto operativo, concreto, reale. 

La conoscenza è un movimento: un’azione della persona che si pone alla ricerca della verità, che può essere solo personale. Nessun altro può consegnarcela già pronta. 

La parola chiave del metodo Daniele Novara è Maieutica

Una parola greca che significa “arte ostetrica”, ovvero la capacità di far nascere, tirar fuori elementi che già abbiamo dentro.
Socrate la usava in senso dialettico (so di non sapere) noi la utilizziamo in senso più ampio, declinandola nella capacità di scoprire le risorse interne presenti in ognuno per scoprire cosa gli occorre per riconoscere e stare nei conflitti.

L’aspetto molto interessante di questa prospettiva è che sposta l’at­tenzione dal maestro all’allievo. 
Imparare non significa ricevere e fare mio un sapere che qualcun altro mi sta trasferendo, ma piuttosto im­pegnarmi in un processo che fa «nascere», «venir fuori», la conoscen­za da me stesso e dal mio impegno. 


Per approfondire il tema delle domande maieutiche puoi partecipare al corso online "La maieutica e la dimensione creativa del domandare" (clicca qui)


Articolo di Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP.

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