Scuola e quarantene

Di: Daniele Novara

Dove finirà la natura stessa della scuola?

È bastata una decina di giorni di scuola per veder sfumare tutte le immancabili promesse e tutta la retorica sul ritorno a scuola.

Dieci giorni in cui tante classi sono immediatamente tornate in DAD. Il disagio dei nostri ragazzi è esploso subito nei primi giorni di riapertura con ben tre casi di suicidio fra adolescenti tra i 12 e i 17 anni. 

Come segnala l’ospedale pediatrico Bambin Gesù, le misure restrittive durante la pandemia hanno avuto un forte impatto sulla salute mentale di bambini e adolescenti tant’è che le richieste di aiuto sono aumentate vertiginosamente. Le consulenze per tentativi di suicidi e autolesionismo sono passate dal 17% del gennaio 2020 al 45% del totale del gennaio 2021.

Con la vaccinazione, la vita dei cittadini italiani è profondamente cambiata. Io stesso l’ho potuto constatare: coi miei amici sessantenni abbiamo finalmente ripreso a giocare a calcetto, Green Pass all’ingresso e poi tutto come prima… abbracci, manate, sputacchi e infine doccia assieme.
Ai bambini tutto questo a scuola è proibito, restano con le mascherine 8 ore al giorno nel caso del tempo pieno e 5-6 ore negli altri ordini di scuola; distanziamento; igienizzazione delle mani.

Troppe cose restano misteriose: come mai un bambino di 6 anni, all’ultimo anno di Scuola dell’Infanzia, è senza mascherina e poi, due mesi dopo, arriva in prima elementare e la deve tenere per tutta la giornata scolastica? Cos’è successo? Che differenza c’è? L’età è la stessa. Peraltro, com’è noto, i bambini non sono stati attaccati dal virus che riguarda proprio i sessantenni come me, quelli del calcetto.

scuola e quarantena

Non ha colpito i più piccoli se non in termini di contagio, ma non di malattia. E anche il contagio è significativamente meno rilevante che negli adulti, come ampiamente dimostrato dallo studio italiano condotto dall’epidemiologa Sara Gandini – insieme a medici e biologi - durante la seconda ondata in cui sono stati analizzati tutti i dati delle scuole forniti dal MIUR.

Dallo studio si evinceva che l’aumento della curva dei contagi in bambini e ragazzi era prevalentemente dovuta all’aumento dei controlli tramite tampone rispetto al monitoraggio dei contagi negli adulti. Gli autori concludevano quindi che, se i bambini hanno meno possibilità di trasmettere il virus, allora la scuola in presenza e le attività extrascolastiche potevano essere fatte, con le dovute precauzioni. Questione ancor più avvalorata, oggi, della massiccia vaccinazione che è stata intrapresa e che quindi consentirebbe di allentare un po’ la presa su certe misure costrittive.

Invece, la vaccinazione non sembra aver dato alle scuole quella apertura che le tante parole, le tante promesse e la tanta retorica di inizio anno scolastico lasciava presumere. Quindi si prosegue quindi con mascherine, distanziamento e misure precauzionali di ogni tipo comprese le finestre aperte.

Gli errori decisionali sono evidenti e non si può coprirli con belle parole o imbonimenti vari. In primis, il sistema delle quarantene per cui se in una classe si scova un contagiato tutti i compagni che sono venuti in contatto con lui devono andare in quarantena.

Essendo stati insieme è inevitabile che tutta la classe ne subisca le conseguenze. Pertanto, dopo pochi giorni di scuola, tante classi si ritrovano già in quarantena. È un’idea sbagliata. Occorre fare come a Berlino e nel resto d’Europa dove in quarantena va soltanto chi ha avuto il contagio.

Dopo più di un anno e mezzo, si rende necessario imparare a convivere con il virus se si vogliono contenere i danni psicologici che stanno affliggendo non solo il mondo adulto, ma maggiormente bambini e adolescenti che vivono costantemente con la spada di Damocle della DAD appesa sulle loro teste.

La mascherina per i bambini delle Scuola Primaria è una decisione sbagliatissima, praticamente è presente solo in Italia tra i Paesi europei, i dati epidemiologici non rendono necessaria questa misura così invasiva e dannosa.

Va ricordato che il volto è la base del riconoscimento reciproco, le persone mascherate non possono interagire nel vero senso della parola. È quindi assurdo parlare di ritorno alla normalità scolastica perché questa non è normalità. Si chiede alla scuola di trasformarsi in un ospedale? Dove finirà la natura stessa della scuola, ossia quella di comunità scolastica di apprendimento? Comunità, ovvero luogo dove le persone possono interagire e costruire assieme un apprendimento.

Abbiamo bisogno che queste decisioni vengano riviste in quanto inutili e dannose per i più piccoli, per i ragazzi, per una generazione che si trova al terzo anno consecutivo di scuola che non è vera scuola. Una scuola alterata o dalla DAD, o dalla mascherina, o dal distanziamento rigido, cristallizzato, assoluto che produce, sia sul piano cerebrale che su quello neurovegetativo profondi danni alla crescita dei nostri alunni. Un calo di riserva cognitiva – come ha sostenuto Alberto Oliverio al convegno CPP "A scuola con coraggio" dello scorso 31 agosto – che ha delle profonde conseguenze sul resto della crescita.


Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP (settembre 2021).

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