Obbedire o rispettare le regole?

Di: Daniele Novara

Un nuovo progetto educativo per genitori

Quando parlo del genitore morbido, morbidissimo, che basa il proprio ruolo su un controllo e una verifica degli stati emotivi propri e del proprio figlio, mi riferisco a un genitore che ha perso, o non ha sviluppato, la dimensione organizzativa del proprio compito. 

L’educazione non comporta una gestione prettamente emotiva dei bambini e dei ragazzi. 

L’educazione è un fatto organizzativo

Vostro figlio, di 8 anni, non ne vuole sapere di addormentarsi da solo nel suo letto perché sostiene di avere una tremenda “paura del buio”? Bene, non lasciatevi spaventare, fate una verifica. 

E dopo aver scoperto che la sua paura del buio vale solo in casa ma non dagli amici, quando tenterà di intenerirvi e attivare i vostri sensi di colpa con il suo solito «Vorrei stare con voi un po’ più di tempo...», date un occhio all’orologio: se sono le 11 è ora che vada a letto.
Perché in questi casi quello che è in gioco non è la sua paura, o il vostro senso di colpa, o il soddisfacimento dei suoi desideri, ma il fatto che riposi abbastanza, che il giorno dopo sia attivo nei contesti di apprendimento, che sviluppi competenze e autonomia di gestione di sé e dei propri tempi dentro a una cornice sicura e chiara. Il fattore organizzativo nei genitori permette ai bambini di avere chiarezza, è un elemento di sicurezza.

Attenzione, viceversa, alle sovrapposizioni emotive, che possono essere molto più pericolose di quanto non si pensi. 

Bambino urlante

Il genitore emotivo non si basa su un progetto, ma su una visione spontaneistica dell’educazione

«Sono nervoso, mi fanno arrabbiare. Sono quello che sono, prendere o lasciare.» Oppure: «Faccio la prima cosa che mi viene in mente e sarà quella giusta».
In balia dello spontaneismo, mostra alcune caratteristiche ricorrenti: 

  • chiede sempre o spesso al figlio cosa fare perché ha paura di sbagliare; di solito sono domande poco sostenibili da un bambino, del tipo: «Dove andiamo in vacanza?»
  • tende a offendersi quando i comportamenti dei figli non sono ritenuti idonei perché «non lo ascoltano»
  • sommerge il figlio o la figlia con domande mal poste: «Come stai? Stai bene? Sei abbastanza felice? Ti piace andare a scuola?», interpretando l’andare a scuola come un fattore di fatica, che crea difficoltà
  • è spesso in competizione con l’altro genitore, vuole dare di più al figlio in ogni campo
  • teme che, se usa troppa fermezza, il bambino sarà traumatizzato; quando poi il bambino non obbedisce, si arrabbia e magari alza le mani, ma non in un’ottica educativa, quanto piuttosto perché si è offeso. 

Il genitore troppo emotivo entra ancora più in crisi con il figlio adolescente.
Cerca la comunicazione, il dialogo, la vicinanza emotiva, la complicità. Ma, nel tentativo di centrarsi perennemente sugli stati d’animo del ragazzo, sperimenta una profonda sofferenza perché l’obiettivo è impossibile. Il figlio prenderà comunque la propria strada, e guai se non lo facesse. 

Organizzarsi significa stabilire delle regole

Facciamo qualche esempio: se portate i vostri figli in un centro commerciale e non vi organizzate, non tracciate degli argini, vivrete esperienze tragiche, fantozziane. 

Vi ritroverete a estrarre il pargolo da sotto una decina di metri di palline di plastica o di vestiti caduti dagli scaffali, oppure finirete per un trascinarlo urlante sotto gli occhi riprovevoli di altri genitori. E nel caso di pre e adolescenti potrebbe capitare di perderli tra i negozi e passare un pomeriggio di ansia generalizzata, tornando a casa con l’ennesimo e inutile smartphone nuovo, a causa del quale avete dovuto subire una sceneggiata da manuale sborsando per di più una cifra improbabile. 

La verità è che non si può lasciare l’educazione al caso

E questo vale anche di fronte a quei genitori che sostengono imperterriti: «Prima o poi imparerà».
I bambini non hanno un pensiero strutturato da questo punto di vista, questa logica con loro non vale. E non vale nemmeno con gli adolescenti, che sono dominati dalla voglia di mettersi alla prova, di fare nuove esperienze, di staccarsi dal controllo parentale. È assolutamente necessario stabilire delle regole, regole che siano condivise tra i due genitori.


Articolo estratto dal libro di Daniele Novara "Urlare non serve a nulla"

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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Dall’autore del bestseller Litigare fa bene, le strategie più efficaci per farsi comprendere dai propri figli in modo da renderli maturi e autonomi.

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Bambino urlante