Non si impara da soli

L’importanza dell’interazione sociale, degli elementi emotivi e motivazionali nel processo di apprendimento.

L’ultimo baluardo legato all’idea della lezione frontale è quello della solitudine del processo di apprendimento. (vedi anche "Che idea abbiamo dell’apprendimento?" e "Una questione di attenzione")

Vittorio Alfieri che si lega alla sedia per studiare, o Leopardi che rinchiuso nella biblioteca paterna si dedica alle sue “sudate carte”.

Il mito del genio solitario, che svi­luppa le sue capacità cognitive in un processo isolato e quasi autoreferenzia­le, è appunto un mito.

Di solito le menti geniali ci rimandano l’idea di individui “speciali” isolati dal contesto, e in alcuni casi proprio di questo si tratta: di un nu­mero esiguo di persone che spesso, ol­tre a essere geniali, presentano un in­sieme di problematiche relazionali quando non addirittura veri e propri di­sturbi psichiatrici.

Non si impara da soli

È l’eccezione che con­ ferma la regola: l’apprendimento non si realizza mai nell’isolamento.

Anche se non abbiamo un modello teorico condiviso del concetto di intelligenza di certo la genialità non deriva dal valore del quoziente intellettivo ma dalla capa­cità di farlo funzionare.

Il mito del pen­siero geniale attiene alla sterilità, non all’apprendimento, e nella realtà tutte le grandi invenzioni sono sempre il frut­to del lavoro di un insieme di menti che ha contribuito ciascuna con il proprio tassello.

L’isolamento non è un vantag­gio per imparare.

Le scoperte legate al sistema dei neuro­ni specchio [1] confermano poi, proprio dal punto di vista dell’apprendimento, l’importanza dell’interazione sociale: basta osservare quello che fa qualcun altro perché nel nostro cervello si atti­vino le stesse aree di riferimento, anche se siamo immobili.

Per non parlare poi della dimensione del gruppo, e degli elementi emotivi e motivazionali che at­tiva e può favorire le capacità cognitive.

Se la vocazione della scuola è per sua natura sociale perché gestisce un pro­cesso di apprendimento di gruppo, la logica dell’isolamento è chiaramente fuori contesto.

La lezione frontale prevede per sua na­tura un processo di trasmissione nozio­nistica e individuale di quella che è con­siderata la risposta esatta, che poi va rielaborata e verificata in solitudine, nella convinzione, implicita ma radicata, che il confronto e l’interazione con gli altri sia una perdita di tempo, un ele­mento che blocca e toglie risorse al pro­cesso di apprendimento, invece che in­centivarlo e favorirlo.


Articolo di Daniele Novara estratto dalla rivista Conflitti n°2-2018 "La scuola che insegna a imparare", per informazioni conflitti@cppp.it


[1] G. Rizzolatti, C. Sinigaglia, So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Edi- tore, Milano 2006; G. Rizzolatti, L. Vozza, Nella mente degli altri. Neuroni specchio e comportamento sociale, Zanichelli, Bologna 2007.

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