Non chiudiamo di nuovo le scuole

Appello di Daniele Novara al governo perché tenga aperte le scuole - ottobre 2020

Trovo irresponsabile il pensiero che si possa affrontare la nuova ondata di contagi in Italia chiudendo le scuole. 

Trovo irresponsabile che non si considerino le inevitabili conseguenze che questa chiusura avrebbe sui bambini e sui ragazzi: sul loro stato mentale, sulla loro possibilità di una crescita adeguata, sui danni che la mancanza della scuola può creare sul loro sviluppo.

Trovo l’iniziativa della Regione Campania e della Regione Puglia assolutamente ingiustificata, segnale preoccupante di un metodo di gestione delle istituzioni basato su una sorta di fai-da-te populistico, senza un necessario confronto con i dati reali. 

Dati che parlano chiaro: la scuola è oggi il luogo di maggior sicurezza nella prevenzione sanitaria e patologica, dove gli indici di contagio sono bassissimi e quelli di malattia praticamente inesistenti. I dati ci dicono che vanno protette le categorie a rischio, in particolar modo le persone anziane, soprattutto quelle che già presentano gravi patologie. Occorre quindi monitorare con attenzione le strutture che le ospitano, non certo pensare di svuotare le scuole lasciando una generazione in balìa del vuoto e del nulla con l’alibi della DAD che non è vera scuola, ma un succedaneo indispensabile se veramente si rendesse inevitabile la chiusura delle scuole - che non è, in realtà, necessaria. Tolto Israele, in nessuna parte del mondo, anche in caso di grave diffusione del contagio, le scuole vengono chiuse. Non è un’opzione che Francia e Germania prendono in considerazione perché sanno come la base della società è racchiusa nell’opportunità di mantenere per i più piccoli e i più giovani una possibilità di formazione che consenta loro di garantirsi una preparazione, un apprendimento e, quindi, un futuro. 

Tutte le ricerche internazionali continuano costantemente a ribadire che i bambini non sono parte attiva della catena dei contagi e delle conseguenti patologie. Nonostante questo, si insiste a cercare proprio nei più piccoli i presunti untori. Questa forma di discriminazione nei confronti dei bambini e che si sta esacerbando nei confronti dei ragazzi - lasciati senza scuola, senza la possibilità di ritrovarsi, da ultimo senza attività sportiva -, è davvero sconcertante. Ma se gli stessi dati dimostrano che non sono loro i portatori, a cosa è dovuto questo accanimento?

Una didattica a distanza che pretende – attraverso video-lezioni -  di replicare la scuola dei voti, dei giudizi, delle schede o delle crocette, delle interrogazioni o del programma da finire a tutti i costi, non può essere la soluzione. La scuola dietro a un monitor, non consente la formazione di una vera comunità di apprendimento che permetta il confronto in carne e ossa (l’assenza dei corpi impedisce quell’osmosi sociale alla base di tutti gli apprendimenti scolastici). 

Mi appello al Governo e alle Istituzioni perché sappiano respingere questa grave minaccia di riportare i nostri studenti alla chiusura casalinga che sostanzialmente vuol dire un ritorno a una condizione di consumo ludico tecnologico e di isolamento. Condizioni pericolose per la loro salute mentale che rischia una grave deriva depressiva. Ci vuole responsabilità in questi momenti, non scelte populistiche. Piuttosto, valutare le conseguenze di una determinata scelta nel suo complesso. Occorre evitare di riparare un danno rischiando di farne di molto peggiori. 

Il rispetto per bambini e i ragazzi è il rispetto per noi stessi e per il nostro futuro.


31 ottobre 2020
Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP
daniele.novara@cppp.it

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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