Non chiamatele vacanze

Di: Daniele Novara

Sono un’importante occasione di crescita e di apprendimento

L’arrivo dell’estate porta con sé le vacanze.

Per chi ha figli non rappresentano solo un momento di riposo, ma anche un impegno: tre lunghi mesi in cui non si vuole lasciare nulla al caso. Se organizzate bene diventano un’importante occasione di crescita e di apprendimento. Bambini e ragazzi possono vivere esperienze che permettono loro di esplorare nuove dimensioni.

Non chiamatele vacanze

Mi racconta Cecilia, mamma di tre bambini di 6, 9 e 11 anni:

Da alcuni anni, trascorriamo le nostre vacanze insieme ad altre famiglie nella casa di montagna della parrocchia. Viviamo in mezzo alla natura e in maniera comunitaria, occupandoci noi di tutto: dalla spesa alla preparazione di pranzi e cene, dalle pulizie al tenere in ordine. Anche i figli collaborano a questa condivisione. Stiamo bene noi e loro imparano le responsabilità del vivere assieme.

Si tratta di una scelta semplice, efficace e che procura in grandi e piccoli un senso di partecipazione e di responsabilità.
Si esce da una vita troppo spesso isolata e solitaria, eccessivamente scandita dalle routine, per vivere un momento collettivo che può avere, come in questo caso, anche una motivazione di vita cristiana.

Carlo, padre di due figli di 14 e 16 anni, ha optato per questa soluzione:

Da quando hanno compiuto 13 anni, proponiamo ai due ragazzi di fare un’esperienza estiva di volontariato in vari ambiti: internazionale, ambientale o umanitario. Oltre a conoscere importanti associazioni - Libera, Mani Tese, i frati di Sant’Antonio, Legambiente -, imparano non solo a prendersi cura di loro stessi, ma ad alzare lo sguardo su realtà più ampie che diventano parte della loro vita. Un bagaglio che sarà a loro disposizione per sempre. 

Negli anni Settanta queste famiglie venivano definite “impegnate”, oggi queste esperienze rappresentano una modalità di apprendimento, un allargamento dello sguardo dei ragazzi e delle ragazze. 

Riferisce Lucia, madre di una ragazza di 15 anni:

Da due anni mia figlia va in Irlanda per imparare l’inglese, una competenza che ritengo fondamentale per il suo futuro. Vorrei che il prossimo anno venisse ospitata in una famiglia per essere totalmente immersa nel mondo di un’altra lingua.

Ed ecco la classica vacanza-studio, più o meno simile alla vacanza sportiva o a quella musicale. Un’esperienza importantissima che impedisce di accasciarsi nell’attesa che la scuola ricominci.

Per i ragazzi dai 16 anni in su, aggiungerei il tema del lavoro: immergersi nella realtà lavorativa è sempre molto importante a prescindere da un bisogno economico immediato. 

Insomma, estate e vacanze non solo all’insegna del dolce far niente. (leggi anche "Curiosità ed esplorazione")

Ma la vera vacanza con la V maiuscola sarebbe una settimana di digiuno digitale e virtuale per stare in contatto con gli altri senza questo bisogno spasmodico di ritrovarsi sempre davanti a un videoschermo o a una videocamera.
Forse potrebbe essere questo il vero senso della vacanza estiva 2022 dopo l’abbuffata di cui ci siamo tutti ingozzati negli ultimi anni.


Daniele Novara, pedagogista e direttore Cpp.
Articolo pubblicato sulle pagine de Il Messaggero di Sant'Antonio


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