L’imitazione è alla base dell’apprendimento. La conferma delle neuroscienze

Di: Daniele Novara

Gli insegnanti che spingono alla collaborazione sono un’opportunità straordinaria per ogni alunno

Quali sono le basi scientifiche dei processi imitativi?
Perché favori­scono l’apprendimento anziché limitarlo? 

È stata condotta una ricerca sulle jam session, quelle riunioni di mu­sicisti che possono più o meno conoscersi ma che comunque suonano insieme improvvisando, senza cioè essersi messi d’accordo prima.

Lo scopo della ricerca era capire come strumenti e abilità diverse riuscis­sero a coordinarsi e a suonare insieme, a volte senza che i musicisti si fossero mai incontrati. Studiando le onde cerebrali dei musicisti attra­verso degli elettrodi, i neuroscienziati hanno scoperto che a un certo punto queste onde si sintonizzano. 

Sembra incredibile, ma è sostanzial­mente una conferma di ciò che in ambito psicopedagogico si è sempre supposto: scattano elementi osmotici e di interscambio profondo, una dimensione di co-conscio, di comunicazione non intenzionale ma mol­to efficace che, già agli inizi del Novecento, era stata individuata e defi­nita dallo psichiatra austriaco Jacob Levi Moreno. 

Le teorie e le tecniche di Moreno ruotano attorno a un concetto principale: 

i comportamenti di un individuo all’interno di un gruppo non sono mai esclusivamente individuali, ma sono sempre sociali, pertinenti cioè al contesto del gruppo stesso. 

Un soggetto può assumere comportamenti diversi a seconda del gruppo con cui interagisce e all’interno del quale è inserito: è la vici­nanza, l’imitazione, che produce apprendimento, in una sorta di pro­ cesso di assorbimento reciproco, l’uno dall’altro.

Non dovremmo mai dimenticare l’importanza di queste dinamiche quando pensiamo e ge­stiamo un gruppo­classe. 

Imitazione e apprendimento

Anche un importante psicologo, il russo Lev Semënovič Vygotskij, elaborò una specifica teoria proprio sulla natura sociale dell’apprendi­mento. Le tesi di Vygotskij sono ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per la psicologia dello sviluppo, e si integrano con le teorie sullo sviluppo dell’intelligenza infantile di Jean Piaget, un altro dei padri degli studi in questo campo. 

L’idea centrale di Vygotskij è che lo sviluppo della psiche è gui­dato e influenzato dal contesto sociale, dalla cultura e dalla lingua in cui un individuo si trova immerso.

Le sue ricerche hanno dimostrato che una buona cooperazione fornisce la base dello sviluppo indivi­duale: i processi cognitivi si attivano quando il bambino interagisce con persone del suo ambiente e in cooperazione con i suoi compa­gni, che lo inducono a riflettere e ad autoregolare il proprio compor­tamento. 

Le neuroscienze si occupano di studiare e scoprire le modalità di funzionamento del sistema nervoso e di comprenderne non solo i meccanismi, ma anche come questi influiscono sullo sviluppo e sul funzionamento psichico e neurologico. Nel loro recente sviluppo han­no trovato la conferma biologica dei processi di apprendimento legati all’imitazione: i cosiddetti «neuroni specchio». 

A scuola con coraggio

I neuroni specchio (mirror neurons o neuroni mirror) sono un gruppo di cellule nervose presenti nel cervello umano che si attiva quando l’individuo compie un’azione, ma anche quando, pur non in­tervenendo attivamente, osserva quella stessa azione compiuta da al­tri.

I neuroni dell’osservatore, cioè, «rispecchiano» ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, proprio come se fosse l’osserva­tore stesso a compiere l’azione.

Costituiscono la base dei processi di apprendimento imitativi perché spiegano come, anche solo attraver­so l’osservazione di un certo comportamento o di una procedura mo­toria, nel cervello di chi guarda si verifichi un’attivazione che consen­te di imparare.

Questo peculiare gruppo di neuroni è stato individuato nei prima­ti, in alcuni uccelli e nell’uomo. Recenti studi sembrano porlo alla ba­se anche dell’empatia, la capacità cioè di sintonizzarsi con le emozioni altrui pur non condividendo gli stessi vissuti.

In base alle ultime ricerche possiamo allora affermare che: trovare insegnanti che spingono alla collaborazione è davvero un’opportunità straordinaria per ogni alunno. 


Articolo di Daniele Novara estratto dal libro "Cambiare la scuola si può" (ed. BUR Rizzoli)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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