La scuola è un organismo vivente

Di: Raffaele Mantegazza

A scuola non si danno ordini, si mediano pedagogicamente le regole, si lavora con calma per far entrare la regola dentro l'abitudine, dentro la coscienza dei bambini e dei ragazzi.

Per prima cosa una scuola non è una macchina ma un organismo vivente, un organismo che impara e insegna, e non è possibile spegnerlo e riaccenderlo a comando.

È letteralmente incredibile che si sia pensato di chiudere la scuola comunicando il venerdì sera per il lunedì mattina, non danno nemmeno il tempo agli insegnanti di salutare i loro ragazzi e di comunicare e mediare pedagogicamente la notizia.

La scuola è stata considerata come una specie di caserma alla quale e attraverso la quale dare ordini. Una catena di comando ricalcata sulla stupida metafora di guerra che è stata utilizzata fin dall'inizio del coronavirus.

Ma a scuola non si danno ordini, si mediano pedagogicamente le regole, si lavora con calma per far entrare la regola dentro l'abitudine, dentro la coscienza dei bambini e dei ragazzi.

La scuola è un organismo vivente

Chiudere una scuola significa far passare un organismo da uno stato all'altro, farlo entrare nella didattica a distanza attraverso un adeguamento che richiede come minimo un paio di giorni di presenza. 

Non capire questo significa disinteressarsi della scuola e non avere la minima voglia di entrare nelle sue dinamiche. 

Perché il vero problema è che la scuola non è stata mai presa realmente in considerazione, se non come oggetto di attacchi polemici o come potenziale focolaio di contagi. 

L’enorme lavoro compiuto l’estate scorsa da insegnanti, dirigenti e collaboratori per mettere in sicurezza i ragazzi è stato vanificato non tanto dalle ordinanze di chiusura in sé, ma dalla infastidita noncuranza, dal “cosa vuoi che sia”, dalle squallide battute da bicchiere della staffa di un Governatore contro una bambina che voleva tornare con i suoi compagni.

Dov'è il problema? Il problema naturalmente è nei mezzi di trasporto, perché non si poteva pensare di subordinare il problema del trasporto a quello delle scuole. 

Che i ragazzi a scuola ci dovessero andare lo hanno capito tutti, e molti purtroppo avevano già intuito che la soluzione sarebbe semplicemente stata impedir loro di andarci. 

Che poi per anni gli stessi ragazzi fossero andati a scuola accatastati l'uno sull'altro a bordo dei mezzi pubblici che praticavano regolarmente l’overbooking facendo viaggiare le persone in maniera non dignitosa, di tutto questo non se ne parla.

Perché tanto basta una chiave, basta chiudere un liceo; basta come sempre che a pagare siano i ragazzi.


Estratto dall'articolo "La scuola è un organismo vivente" di Raffaele Mantegazza, pubblicato dalla rivista Conflitti (numero 1-2021).
raffaele.mantegazza@unimib.it pedagogista, dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Milano.

Abbonamento alla rivista Conflitti

< Indietro
La scuola è un organismo vivente