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Convegno Nazionale CPP martedì 31 agosto 2021 - online dalle 10.00 alle 18.00

La scuola delle emozioni

Di: Daniele Novara

La perdita del pudore emotivo

Viviamo in un’epoca di grande enfasi emotiva. Ciascuno di noi sembra spinto a vivere con le emozioni a fior di pelle, a esporle, a renderle pubbliche, a trasformarle in spettacolo.

Ne sono un esempio concreto i reality show dove i partecipanti mettono in piazza tutto di sé, a uso e consumo degli spettatori. Il pudore emotivo non esiste più. 

L’alfabetizzazione emotiva

Nasce l’esigenza di avviare progetti di alfabetizzazione emotiva nelle scuole, tenendo presente che non può essere costruita a prescindere dall’età dei bambini e dei ragazzi. 

Emozioni e educazione CPP Daniele Novara

Tempo al tempo

Il mondo dei bambini è concreto, spontaneo, sensoriale e motorio. Le neuroscienze ci ricordano che la corteccia prefrontale in questo periodo della vita non è ancora in grado di controllare tutte le aree cerebrali e i loro comportamenti emotivi sono del tutto involontari. La rabbia è un’emozione “normale”, rappresenta un momento della crescita, così come la paura.

Le emozioni infantili hanno bisogno di tempo per poter diventare emozioni compatibili con i comportamenti sociali, di adattamento, di reciprocità, di socializzazione. Non si può pretendere che il bambino, anche dal punto di vista emotivo, si comporti come un adulto. 

È il cervello degli adolescenti che subisce un potenziamento cognitivo, una vera e propria esplosione, ma le emozioni rimangono ancora un capitolo da leggere. E anche qui non si può pretendere quello che la natura non ha ancora finito di costruire. L’alfabetizzazione emotiva aiuta, ma fuori dal giudizio e dal rimprovero.

Occorre che abbia il senso di un’avventura e, perché no, di una sfida. Proporre queste sfide ai ragazzi è lo scopo della scuola. 

Le emozioni a scuola

L’insegnamento è un’attività professionale ad altissimo indice emotivo. I bambini rimandano immediatamente alla propria infanzia, così come gli adolescenti alla propria adolescenza. In ogni caso, si crea un transfert emotivo di empatia o di respingimento di cui bisogna prendersi cura.  Ma non c’è spazio per l’immedesimazione.

L’insegnante deve farsi quel testimone solidale che sa cogliere l’emozione del suo alunno e gliene restituisce il senso per aiutarlo nella sua crescita per diventare se stesso.


Articolo di Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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