Il bisogno dei bambini di tornare alla normalità

Niente mascherina e niente distanziamento rigido per l’infanzia

Emergono le prime indicazioni dei comitati tecnici costituiti presso la Presidenza del Consiglio e presso i Ministeri - in particolare del Comitato Tecnico Scientifico - sul come sarà la vita dei  bambini sia quest’estate che nella prossima – si spera – riapertura delle scuole a settembre. 

In tutti i documenti emerge l’obbligo dell’utilizzo delle mascherine dai 3 anni, in alcuni casi dai 6. In realtà i dati epidemiologici riferiscono che i bambini non si contagiano, oppure si contagiano in maniera completamente diversa dagli adulti. Non solo, sulla possibilità che gli stessi rappresentino i cosiddetti “portatori sani”, pronti a colpire involontariamente frotte di nonni, adulti e i loro educatori ed educatrici, come se fossero dei veri e propri untori, non esiste uno straccio di evidenza né scientifica né empirica. Una cappa di pregiudizi antichi come l’epoca di Erode si abbatte sull’infanzia mettendo a rischio la crescita dei bambini in un momento cruciale della loro vita. E non finisce qui: sembra esserci una reale confusione in quanto queste indicazioni sono talmente oscure che in alcuni documenti la mascherina ai bambini andrebbe messa dai 3 anni, in altri andrebbe messa dai 6 anni. La qual cosa mostra la totale equivocità di questa indicazione: se i bambini di 3 anni non la devono mettere tanto più non devono metterla quelli di 6 in quanto il livello di promiscuità e di vicinanza è molto più forte dai 3 anni che dai 6.

Si naviga a vista e tutti i genitori si chiedono quando sarà data un’indicazione chiara. Nel frattempo, i dati sanitari sul Covid-19 sono ben diversi da quando questi documenti sono stati redatti. Rischiano di parlare di una realtà che è parte di un capitolo ormai passato o comunque in fase di esaurimento. Pertanto mi permetto di ribadire che per tutta l’infanzia, sia la mascherina che il distanziamento rigido e costrittivo rappresentano una vera e propria crudeltà nei confronti dei bambini già fortemente segnati dall’esclusione dai loro compagni e dalle istituzioni educative che non ha pari nel resto né dell’Europa né del mondo. In nessun Paese europeo sono stati riaperti i bar prima delle scuole! Praticamente in Italia è stato riaperto tutto meno le scuole. È davvero imbarazzante. 

Sono quindi a ribadire che è impossibile fare scuola o centri estivi a bambini di 3-6-9 anni dotandoli in maniera sistematica di mascherine per addirittura 8 ore come contemplato in alcuni documenti tipo l’ultimo del CTS (Comitato Tecnico Scientifico). Ma anche che la misura del distanziamento di un metro non può che portare, così come formulata, a un posizionamento rigido di sostanziale immobilità o quasi da parte dei bambini stessi. Occorre uscire da una prospettiva meccanicistica come quella che delineano alcuni documenti. Con i giusti principi di igienizzazione e di verifica delle condizioni di salute, consentiamo ai bambini di tornare nei centri estivi e nelle scuole in maniera adeguata ai loro bisogni senza costrizioni che renderebbero difficili queste riaperture. Spiace, al proposito, che nei tanti Comitati Tecnici la presenza di esperti infantili, specie di area educativa, sia praticamente assente, se non irrilevante. Si tratta di milioni di bambini e di milioni di genitori che hanno bisogno di avere una speranza, di avere, come giustamente hanno segnalato nelle tante manifestazioni in giro per l’Italia, una sponda dalle istituzioni, e non di trovarsi sempre il muro in faccia sulla base di informazioni e contenuti che hanno tanti elementi di pregiudizio e di scarsa attendibilità scientifica.

Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP, 2 giugno 2020.
daniele.novara@cppp.it

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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