I diritti di nonno e nonna

Che diritto hanno i nonni di frequentare i propri nipoti?

Per quanto la risposta possa ritenersi ovvia la legge ha preso posizione sul punto solo nel 2013, quando con una modifica dell’art.317 bis del codice civile [1] ha riconosciuto ai nonni il pieno diritto di mantenere rapporti significativi con i propri discendenti.

Non che prima i nonni fossero esclusi dalla crescita dei nipotini, la legge fino ad allora aveva sempre riconosciuto l’importanza del loro ruolo ma lo aveva fatto solo via indiretta, tutelando il corrispondente diritto del minore a mantenere rapporti significativi con i parenti [2].

I nonni possono ora agire in giudizio contro chi impedisce loro di vedere i nipoti e possono addirittura chiedere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza della violazione di tale diritto. 

Ma in cosa si esplica in termini concreti questo diritto? Cosa si intende per “rapporti significativi”? 

Interpreti e operatori del diritto ritengono che la frequentazione nonni-nipote non possa ridursi alla mera possibilità di visite periodiche e formali, il diritto dei nonni è più pieno e completo nel senso che le modalità di frequentazione devono essere funzionali a che i nonni possano svolgere un ruolo importante nel progetto educativo in favore dei minori.

Ma questo non vuol dire che i nonni abbiano sempre e comunque diritto di frequentare il minore: l’interesse preminente del fanciullo, infatti, prevale nel bilanciamento degli interessi in gioco.

Danno delle ottime indicazioni in tal senso due sentenze abbastanza recenti.

La prima, della Corte di Cassazione [3], sancisce che il diritto in questione non va riconosciuto solo agli ascendenti biologici ma anche a ogni altra persona che affianchi il nonno biologico, anche se convivente di fatto, purché si sia dimostrato idoneo a instaurare con il minore una relazione affettiva stabile, relazione dalla quale quest’ultimo possa trarre un beneficio per la sua formazione e il suo equilibrio psico-fisico. 

La seconda, del Tribunale dei Minori di Caltanissetta [4], tratta il caso di due nonni che non riuscivano più a vedere il nipote quattordicenne dopo che, in seguito a una separazione, gli stessi nonni, in disaccordo con la nuora, l’avevano costretta a restituire la casa di loro proprietà. Il minore aveva così lasciato la casa in cui era cresciuto. 
Il Giudice ha tratto spunto da questo caso per precisare che il diritto dei nonni non ha carattere incondizionato ma è subordinato all’esclusivo interesse del minore, in applicazione dello stesso principio [5] che aveva fatto affermare alla Cassazione che il mantenimento dei rapporti del minore con la convivente del nonno biologico fosse funzionale al suo sviluppo psico-fisico. 

Il diritto dei nonni, dice il Tribunale di Caltanissetta, va tutelato solo se la frequentazione nonni-nipote consente una fruttuosa cooperazione con i genitori nella realizzazione di un progetto educativo, solo se è volta ad assicurare un sano ed equilibrato sviluppo della personalità del minore. 
Su queste premesse, il Giudice ha respinto la domanda dei nonni, dopo aver appurato che la mamma non si era mai opposta ai contatti tra suoceri e figlio e dopo aver appreso dalla viva voce del minore che non se la sentiva di frequentare i nonni, ancora scosso dalla separazione dei genitori e dall’abbandono della casa in cui era cresciuto.
Per il Giudice, quello degli ascendenti è quindi un diritto pieno nei confronti di tutti ma non trova tutela se la frequentazione si traduce in una ragione di turbamento e di disequilibrio affettivo del nipote.

Hanno voce in capitolo nel regolare questo diritto, dunque, non solo i genitori e i nonni (e il Giudice in caso di disaccordo tra loro) ma anche il minore il quale deve di essere ascoltato nelle questioni inerenti la sua educazione.


Articolo pubblicato sulla rivista Conflitti n°3-2020 per la rubrica "Avvocati maieutici"
di Isidoro Di Giovanni, avvocato, email: digiovanni@digiovanni.it


[1]         Art.317 bis c.c., modificato dall’art.42 D.L.vo 28/12/2013 n.154 

[2]         Art 315bis 2 comma c.c.

[3]         Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2018, n. 19780. 

[4]         Tribunale minorenni Caltanissetta, 09/10/2018

[5]         sancito dall’art.317 bis secondo comma c.c.

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