Festa della donna: liberarsi dalla misoginia

Di: Daniele Novara

Occorre cogliere i background culturali che fanno da terreno fertile alla violenza vera e propria verso la donna.

La misoginia, termine difficile, è letteralmente l’odio per le donne. 

È più insidiosa del maschilismo e del patriarcato che possono essere combattuti in modo aperto perché sono modalità palesi, spesso dichiarate e profondamente intenzionali. 

Il maschilismo vuole imporsi sulle donne e dominarle, così come il patriarcato. 

La misoginia è più subdola perché tende a non rivelarsi apertamente, ma ad agire in maniera sotterranea, dietro le quinte, attraverso atteggiamenti psicologici che vanno nella direzione di una profonda disistima del mondo femminile. 

Il maschilismo è in forte riduzione e il patriarcato è ormai alle spalle, mentre la misoginia è ancora molto viva.

festa della donna

La storia del rapporto uomini-donne ha subito fortemente questa influenza tanto che il corpo della donna è spesso sottoposto a una percezione di puro e semplice utilizzo, come nel caso di tante pubblicità.

L’Italia è sempre stata segnata da questi atteggiamenti: si pensi alla commedia all’italiana o ai B-movie a sfondo erotico degli anni Settanta o al linguaggio presente nelle caserme e nei bar fino a una certa epoca. 

Si nasconde negli interstizi psicologici dei maschi italiani ed è fortemente presente nel mondo della pornografia. Durante la pandemia questo genere ha avuto un raddoppio mondiale di fatturato.

Tenendo conto che l’accesso ai siti porno appartiene ormai a un’età molto precoce, 10/11 anni, grazie alla leggerezza con cui vengono regalati gli smartphone ai bambini, ci troviamo ancora all’anno zero, pur esistendo dei tentativi di pornografia femminista con alcune registe che si stanno muovendo in questo campo.

Siamo lontani da una visione della sessualità che consideri rispettosamente la relazione uomo-donna.

Non basta che i movimenti femminili orientati a combattere la discriminazione acquistino progressivamente terreno. Occorre che ci sia un movimento di corrispondenza culturale, se non analogo, fra i maschi, in modo da saper distinguere fra la necessaria virilità del genere maschile e, viceversa, la deriva misogina.

Una deriva che porta a una mancanza di considerazione nei confronti della donna e del mondo femminile, potendo arrivare fino alla violenza e alla discriminazione. Occorre cogliere i background culturali che fanno da terreno fertile alla violenza vera e propria verso la donna. 

Come maschi, abbiamo bisogno di attraversare un processo di rivisitazione degli imprinting educativi per liberarci da quelli che i nostri predecessori, incautamente, possono averci trasmesso. 


Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP.
daniele.novara@cppp.it

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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