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L’educazione ricevuta ci segna per tutta la vita

Di: Daniele Novara

Come imparare a riconoscerla.

Il concetto di educazione ricevuta è sostanzialmente inedito. 

Ripristino l’idea, piuttosto ovvia, che ognuno ha ricevuto una certa educazione.

Una distinzione importante è quella tra l’infanzia e il resto dell’età evolutiva, la preadolescenza e adolescenza.

L’infanzia si divide in prima infanzia e seconda infanzia. La prima infanzia corrisponde ai primi sei-sette anni di vita ed è un periodo di dipendenza assoluta dalle figure adulte.
Poiché essere totalmente in balia degli altri è un'esperienza poco simpatica, la natura viene in aiuto impedendo di ricordare quei primi quattro o cinque anni.

Ogni tanto qualcuno sostiene di ricordare il secondo-terzo anno di vita, ma è tecnicamente impossibile. Si crea proprio una cesura nella memoria che, da un lato, è un vantaggio ai fini dell’autostima, dall’altro, rende impossibile ricostruire personalmente quello che è successo. Ne sono però testimonianza i racconti degli altri o piccole tracce, come le foto, l’oggetto transizionale, un piccolo giocattolo, un vestitino… che rappresentano reperti storici del periodo infantile.

L’educazione ricevuta è ciò che ci si porta addosso senza conoscerlo o conoscendolo molto poco
I grandi apprendimenti - imparare a parlare e camminare, il controllo sfinterico, dormire da soli - avvengono nei primi cinque anni di vita.
La capacità di assorbimento è enorme così come la recettività in genere. 

Sono anni importantissimi da un punto di vista educativo e allo stesso tempo non se ne porta memoria. Si può sopperire con i ricordi del periodo immediatamene successivo.

La vera e propria consapevolezza dell’educazione ricevuta inizia con la seconda infanzia, quel periodo in cui Jean Piaget colloca l’inizio del pensiero reversibile, che non è centrato semplicemente sul contingente, su ciò che succede esattamente in un determinato momento e di cui non si capisce che conseguenze potrà avere dopo e si fa fatica a confrontarsi anche con il prima.

Copione educativo

Il pensiero reversibile comincia a unificare i puntini, a dare una prima capacità di astrazione che arriva concretamente solo con la preadolescenza, dal dodicesimo anno circa in poi. Attraverso la seconda infanzia si può risalire anche alla prima.

Bisogna lavorare ovviamente sui ricordi effettivi. La foto, ad esempio, è un documento di tipo oggettivo, quello che gli storici definirebbero un reperto archeologico e si distingue dalla memoria pura e semplice. 

Il lavoro sul doppio crinale della memoria e dei documenti è fondamentale. Il primo è importantissimo perché genera una condensazione che oggettiva l’educazione, la può idealizzare, rendere mitologica oppure denigrare, ma è comunque un condensato molto forte proprio perché appartiene a chi l’ha vissuto: “È successo esattamente così, perché per me è importante quello e dentro di me è così, non importa che sia andato esattamente così, ma dentro di me è così, mi ha segnato così”.

Insomma, per scoprire se stessi e le personali radici educative il lavoro è immenso.

L’obiettivo è arrivare al cuore del proprio copione educativo [1], a scoprire il binario su cui si sta percorrendo la propria vita.


Articolo di Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP.
daniele.novara@cppp.it


[1] Il copione educativo è quella forma ricevuta con l'educazione che segna profondamente ciascuno di noi e in un certo senso definisce la struttura stessa della personalità. Si veda Conflitti. Rivista italiana di ricerca e formazione psicopedagogica n.2/2019 pag. 20

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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