Come cambia la valutazione nella Scuola Primaria

Sono previsti 4 giudizi descrittivi al posto dei voti numerici.

Dopo tanti anni di ritorno al passato, finalmente un Decreto Legge che abolisce, almeno nella Scuola Primaria, i famosi, e famigerati, voti numerici. La scuola sembra aver dato un segnale di vita che, peraltro, fa pendant con il divieto, a giugno scorso, di esposizione degli stessi sulle porte delle scuole. 

Da quest’anno, quindi, sui documenti di valutazione - le note pagelle - non troveremo più i “punteggi” da 0 a 10, bensì 4 tipologie descrittive che rappresentano i cosiddetti livelli di apprendimento. 

Avanzato: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità.

Intermedio: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo.

Base: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità.
In via di prima acquisizione: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente.

Sono anche altro rispetto ai 6 giudizi introdotti precedentemente e poi aboliti dal ritorno ai voti numerici. Tutti ricorderanno i famosi insufficiente, sufficiente, discreto, buono, distinto e ottimo che in qualche modo favorivano una sorta di equivalenza: insufficiente era 5; sufficiente 6; discreto 7; buono 8; distinto 9 e ottimo 10[1].

Di fatto, impediscono quelle forme di corrispondenza assolutamente inopportune che sminuiscono una valutazione centrata sullo sviluppo del processo di apprendimento. 

Ecco un esempio di giudizio descrittivo nell’ambito disciplinare di Matematica:

Gli obiettivi sono già presenti negli orientamenti scolastici e costituiscono il punto di riferimento della valutazione.

Occorre, nei prossimi anni, tentare un passo avanti e lavorare con più coraggio su quella valutazione che io definisco evolutiva, ovvero una valutazione che prenda in considerazione non tanto il raggiungimento o meno degli obiettivi, piuttosto il processo di crescita di un alunno, i suoi progressi e i suoi miglioramenti. Come direbbero alcuni scrittori, specialmente il grande Konstantinos Kavafis nella sua celebre poesia Itaca, conta più il viaggio che la meta. 

Nelle nuove disposizioni, l’impatto degli obiettivi sembra ancora molto forte. Con più coraggio si poteva andare verso una valutazione evolutiva che considera i punti di partenza e registra i progressi. Occorre comunque una formazione specifica per gli insegnanti: il rischio di far entrare dalle finestre quello che abbiamo allontanato dalla porta rimane possibile. Specialmente nelle comunicazioni con i genitori va chiarito che si tratta, nel suo piccolo, di un vero cambiamento che modifica il paradigma valutativo spostandolo su un versante di considerazione delle risorse degli alunni piuttosto che di pura e semplice registrazione dei loro errori. La nuova valutazione non lascia spazio alle nostalgie numeriche. Si apre uno scenario che mi auguro porti finalmente una ripresa di interesse e di veri cambiamenti nell’ambito pedagogico, metodologico e didattico. Per una scuola che sappia promuovere e liberare le risorse degli alunni. 

Venerdì 8 gennaio alle 18.00 si terrà un incontro online con Daniele Novara per approfondire questo cambiamento. 
La partecipazione è gratuita, puoi registrarti cliccando qui


Articolo di Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP.

[1] Erano previsti anche gravemente insufficiente che corrispondeva al 4; totalmente negativo che corrispondeva ai voti 1-3 e nullo che era 0)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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