Storie ucroniche al tempo della tecnocultura

Storie senza fondamento storico, che raggiungono ragazzi in ogni parte del mondo.

Sentiamo spesso insegnanti, soprattutto i più anziani, lamentarsi del fatto che i ragazzi di oggi hanno maggiori difficoltà a scrivere rispetto ai ragazzi di alcune generazioni fa e leggono assai meno di un tempo. 

Sbaglieremmo se ci affrettassimo ad affermare che si tratta del tipico rimprovero degli anziani nei confronti dei giovani, perché questa lamentela ha in realtà un suo fondamento nell’uso che i bambini e gli adolescenti contemporanei fanno delle tecnologie.

C’è stato, negli ultimi quindici anni un salto culturale mai verificatosi in precedenza dovuto al sopraggiungere del mondo digitale. Invece di trascorrere lunghe ore impegnati a scrivere e a leggere i ragazzi di questi anni – anche se non tutti, ma in buona parte – preferiscono impegnarsi in composizioni on-line, in cui mescolano immagini, brani musicali e testi.

Preferiscono cioè realizzare dei prodotti audiovisivi simili a quelli che sono abituati a trovare in internet e sul loro smartphone. 

La cinematografia contemporanea, grazie alla ricchissima gamma di effetti speciali che può mettere in campo e alle perfette simulazioni digitali, ha ormai raggiunto livelli talmente elevati dal punto di vista tecnologico da riuscire a raccontare storie ad alto impatto emotivo, ben più coinvolgenti della realtà concreta in cui ci muoviamo quotidianamente.

Il tutto ad alta velocità, tra esplosioni e improvvisi cambiamenti di rotta, cosicché le trame hanno assai meno importanza dell’azione che le anima.

Storie ucroniche

È stato anche inventato un termine tratto dal greco per definire questo tipo di storie: ucroniche.

Ucronia significa nessun tempo. Le storie ucroniche possono essere assimilate al romanzo storico (specie per opere ambientate in un passato molto remoto) o alla fantascienza e si incrociano con la fantapolitica, mescolandosi all'utopia o alla distopia quando vanno a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili.

Per realizzare queste storie senza fondamento storico, che raggiungono ragazzi in ogni parte del mondo, lavorano case di produzione californiane, coreane, canadesi.

Per la loro complessità narrativa questi film richiederebbero un’analisi e una discussione che però nella maggior parte dei casi non si verifica.

I ragazzi trovano infatti normale passare da una serie all’altra, da scene di violenza a scene di sesso, da un videogioco ad un altro senza ripensamenti, chiusi nei loro mondi separati e confortati, straripanti di sollecitazioni sensoriali, emotive e sessuali.

Una differenza con le generazioni precedenti è che mentre nella lettura dei romanzi erano le parole a suscitare le immagini nella mente del lettore, in queste serie invece domina il visuale e quindi le parole vengono semmai dopo.


Estratto dall'articolo "Storie ucroniche al tempo della tecnocultura" di Anna Oliverio Ferraris, pubblicato dalla rivista Conflitti (numero 1-2021).

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Rivista italiana di ricerca, formazione psicopedagogica e gestione dei conflitti, diretta dal pedagogista Daniele Novara

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