Regole educative

Di: Daniele Novara

Strumenti educativi a favore dei bambini e dei ragazzi.

Le regole educative appaiono come una sorta di anello mancante evolutivo fra il genitore autoritario, il famoso padre-padrone, una figura arcaica sospesa nel vuoto storico di un’epoca ormai assolutamente tramontata, e le nuove figure genitoriali sempre più morbide, inconsistenti, se non istericamente arrabbiate quando non riescono a convincere i figli con le buone.

Le regole educative da più parti vengono invocate come panacea di un disagio sempre più crescente, che crea situazioni frustranti dal lato dei genitori, e di forte difficoltà emotiva nella nuova generazione dei figli, lasciata per lo più senza riferimenti educativi sicuri.

In questo quadro, paradossalmente, l’appello alle regole non viene vissuto come appello a una visione profondamente rassicurante del rapporto con i figli, quanto come una sorta di recupero di rigidità, di durezza e, se si vuole, anche di autoritarismo.

Si tratta di un equivoco piuttosto tragico che rischia di riproporre stereotipi che sul piano operativo non possono trovare oggi alcuna efficacia.

Le regole non sono uno strumento di punizione o di costrizione, quanto uno spazio per la crescita autonoma, sana e libera. Sono strumenti educativi a favore dei più piccoli. Per riuscire a cogliere questa loro natura di libertà può essere utile non tanto una descrizione pedissequa di come dovrebbero funzionare, quanto un’analisi fenomenologica dei principali errori che vengono compiuti nell’organizzazione, specialmente famigliare, di queste stesse regole.

Provo qui a elencare qualcuno di questi errori.

La mancanza di chiarezza

Quando le regole sono generiche, senza la necessaria definizione operativa, senza una precisione procedurale che permette a chi deve seguirle di sapere esattamente di cosa si tratta.
L’esempio più evidente è quello del preadolescente o dell’adolescente a cui viene data come regola di «tornare presto».

Può essere un adolescente che va in discoteca per la prima volta o un preadolescente che deve rientrare per la cena…

Cosa vuol dire «Torna presto»? Per il ragazzo o la ragazza ha un certo significato, per i genitori un altro. La cosa più logica è specificare esattamente l’orario , ci può essere anche una relativa tolleranza, ma comunque è importante precisarlo. Lo stesso vale per la televisione: «Guarda poco la televisione!». Cosa vuol dire questo «poco»?

È necessario definire, essere chiari. Altro esempio: «Mangia cibi sani!». Ma quali saranno i cibi sani? Oppure genuini. Qual è il criterio di genuinità? Tutto rischia di restare in un ambito discrezionale soggettivo che non agevola i rapporti creando una tensione inutile che si traduce anche in difficoltà relazionale con esiti di urlate, sgridate e quant’altro.


Il webinar CPP "Le regole per educare alla libertà" è in calendario per giugno 2021 (clicca qui per saperne di più) con Laura Beltrami e Elena Passerini.

Le regole educative

 

Confondere la regola con gli ordini

Rappresenta un’area di confusione molto diffusa e legata ai modelli tradizionali.

La regola è un elemento organizzativo che consente a chi riceve un’educazione di avere una mappa per orientarsi, e quindi strutturare un suo spazio di libertà.

Viceversa l’ordine stabilisce un puro e semplice rapporto gerarchico, basato sulla dipendenza e sulla subordinazione.

Qualsiasi imposizione che non sia all’interno di una cornice regolativa rischia di essere vissuta in maniera disfunzionale e minacciosa da chi la riceve, rischiando di generare feedback basati su provocazioni, ritorsioni e passività aggressive varie.

L’esempio può essere: «Metti a posto i giocattoli!», oppure al supermercato «Non toccare nulla!». Tutto questo ha senso all’interno di una relazione in cui le regole sono state definite a priori e si può quindi stabilire un patto reciproco.

Al contrario, il comando diventa equivoco e unilaterale.
La conseguenza più comune di questa confusione è il generare un inesauribile batti e ribatti , ossia quel muro contro muro che crea nell’educatore un senso di impotenza e frustrazione particolarmente penoso. Il «bambino che non obbedisce» diventa la metafora di questo errore, spingendo a domare questa riottosità che spesso è solo il disperato bisogno di affermare se stessi.

Il rischio del discussionismo

Esiste un terzo errore che è quello di non spiegare adeguatamente la regola, e sostituirla con un discussionismo esagerato.

La regola ha bisogno di un’adeguata esplicazione, di una precisa collocazione e legittimazione che va comunicata adeguatamente, per non essere confusa con un puro e semplice ordine tassativo.

La spiegazione, una volta data, implica che non c’è una necessità di continue discussioni che rappresentano viceversa un segnale di profonda insicurezza e di proiezione sui ragazzi di incertezze che devono essere gestite dalle figure educative di riferimento. Si tratta in pratica di verificare sempre la reale comprensione della regola, evitando di dare per scontato che la spiegazione coincida con l’aver veramente capito.

Distinguere fra il discussionismo ossessivo e insicuro e la necessità di capire se la regola è stata assimilata, capita e accettata significa creare le condizioni per rapporti sani, prima che la confusione destabilizzi i ruoli reciproci.

E se la condivisione è scarsa...

Si rischia poi di creare regole educative non sufficientemente condivise se sono presenti più figure educative.

Il caso più classico è quello della coppia genitoriale, ma si verifica anche in un’equipe scolastica o comunque formativa.

La regola risulterà facilmente disattesa se il livello di coesione appare non solo basso, ma spesso inesistente. Fuori da un approccio solido fra le componenti educative che abbia un livello di omogeneità adeguato e sufficiente, si rischiano facilmente ritorsioni, provocazioni e disaffezioni alle regole stesse.

Per finire posso pertanto dire che la natura stessa delle regole educative, in quanto strutturate su una relazione volta a creare autonomia e capacità di affrontare le scelte di vita e di saper stare al mondo, si basa su due criteri importantissimi che sono quelli della chiarezza e della coesione .

La chiarezza implica anche la realisticità e la sostenibilità della regola e in seconda istanza è, importantissima, la legittimazione interna della regola , ossia il sistema di coesione dentro cui la regola educativa va a collocarsi.

La prassi spesso diffusa fra i genitori di delegittimarsi reciprocamente anche davanti ai figli è quantomeno ed eufemisticamente deleteria, in vista dell’acquisizione, da parte dei figli stessi, di un’interiorizzazione di comportamenti funzionali ed efficaci per il loro futuro. L’allarme sui figli tirannici, figure ormai ben consolidate in tutti i paesi benestanti, può essere un’occasione per assumere con determinazione il proprio ruolo educativo, offrendo le sponde e gli argini necessari per dare fiducia e sicurezza nelle proprie risorse.


Articolo scritto da Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP, pubblicato sulla rivista Rocca (giugno 2009)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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