Recensione “Bambini con l’etichetta” (Michele Zappella)

Dislessici, autistici e iperattivi: cattive diagnosi ed esclusione

L'ultimo testo di Michele Zappella certamente conferma la cifra “scientifica”, il coraggio, la lucidità del suo autore. Un testo che testimonia un impegno professionale costante sempre alla ricerca delle “verità” della propria scienza.

Zappella ha sempre dato priorità al rapporto con i bambini e con le loro famiglie.

“Bambini con l'etichetta” è una denuncia chiara, un atto di accusa contro il crescere infinito di una gigantesca “epidemia” che sembra aver carpito la moltitudine dei bambini italiani, con le conseguenze gravi che sono sia di ordine sanitario che scolastico e sociale. Si consideri che in una classe di scuola primaria di possono trovare 4 - 5 alunni con diagnosi di DSA, uno con diagnosi di Spettro Autistico e magari anche uno con ADHD.

Una ulteriore aggiunta riguarda il fatto che questa epidemia sostiene ed è al contempo sostenuta da un “business” notevole, anzi molto voluminoso che è nato perché si alimenta delle proprie certificazioni; una complessa situazione che per di più non è facilmente criticabile perché in qualche modo dà lavoro a molte persone.

Zappella dimostra che buona parte di queste diagnosi sono, se non errate, esagerate a causa di scelte diagnostiche particolari e frutto anche di una scarsa attenzione all' aspetto deontologico e alle condizioni ambientali in cui si svolge l'osservazione del bambino.

Il libro propone una rivalutazione, che oggi è necessaria, dell'esame “clinico” e “differenziale”, con attenta valutazione dei sintomi e delle qualità sempre in un contesto diciamo, “non neutro”, ma giocoso, aperto, non ansiogeno, e sostiene la necessità di una diagnosi che contempli sia l'uso degli strumenti clinici, sia medici psichiatrici e neurologici che psicologici e pedagogici.

 

“Bambini con l’etichetta” riguarda molto da vicino la Scuola Italiana perché la moltiplicazione delle certificazioni, soprattutto di Spettro Autistico e DSA, riguarda oltre la sanità, anche la scuola.

La presenza nelle classi di tanti bambini “problematici” avrà indotto la necessità di modificare la didattica, le valutazioni?

La presenza di tanti bambini con la Diagnosi di Spettro Autistico (attualmente circa 40 volte quella che era attorno allo 0,4 per mille) oltre a “disastrare” le madri e le famiglie cosa significa per la scuola italiana?

Dall’ analisi condotta in questo testo risulta effettivamente che la Scuola Italiana, soprattutto nelle prime classi e nella scuola dell'obbligo, (non avvertitamente vogliamo credere), crea moltissimi “disagi” a tanti bambini in via di sviluppo.

Collateralmente sostanzia un “business” notevole fatto di “Centri autorizzati“a rilasciare diagnosi di DSA, che poi a loro volta danno lavoro a molti terapisti soprattutto logopedisti – educatori e via dicendo.

 

Zappella analizza con precisione gli effetti che queste diagnosi comportano sullo sviluppo psicologico del bambino e sul contesto familiare: per quanto qualitativamente molto diverse queste diagnosi comportano una sorta di etichettatura, di “effetto alone”, di caratterizzazione negativa che accompagna tutta l’età evolutiva e spesso anche l'adultità con effetti a catena sul “senso di sé”, sulla stima di sé e poi sulle possibilità di lavoro e di sviluppo di una personalità equilibrata.

Il libro di Michele Zappella contiene anche una serie di dati positivi tratti dai resoconti delle sue esperienze e dei suoi trattamenti. Sono punti che inducono alla speranza e che si rifanno ad una concezione del lavoro del Neuropsichiatra infantile come specialista alleato del bambino, amico di avventura e non neutro osservatore del suo destino.

E' un testo la cui lettura, se fosse possibile, dovrebbe essere resa “obbligatoria” per chi fa il nostro lavoro di psicologi, neuropsichiatri infantili, pediatri e dovrebbe stare sulle scrivanie dei nostri politici e funzionari della Sanità e della Scuola, e nelle stanze degli Insegnanti della Scuola, almeno in quella dell'obbligo.


Recensione di Pierangelo Pedani pubblicata sulla rivista Conflitti n.3-2021

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