Dalla parte dei genitori

Come aiutare nell’educazione dei figli

Sabato 13 aprile 2019 a Piacenza - Convegno Nazionale CPP  

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Obiettivo futuro

Sostenere genitori sempre più fragile per crescere bambini sani

Incontro quasi quotidianamente genitori e mi rendo sempre più conto che mamme e papà vivono una fragilità che non è mai appartenuta alle generazioni precedenti: ansia e disorientamento, dilemmi, totale immedesimazione emotiva con il vissuto dei figli. Ne deriva un’incapacità nella gestione educativa che è una vera novità storica: se fino alle scorse generazioni, complice anche una certa impostazione culturale e sociale, padri e madri si identificavano efficacemente nel proprio ruolo e mantenevano una giusta distanza, i genitori odierni si chiedono soprattutto come costruire il benessere dei figli, invece di cosa serve per farli crescere in autonomia e coraggio per vivere. La fine del padre-padrone ha scatenato una serie di improvvisazioni più o meno efficaci, "un fai­-da-­te" incredibilmente ingenuo in genere subalterno alla presenza materna, finendo spesso per generare il papà­peluche, metafora che uso da quindici anni per indicare quel padre “moderno” reclutato in funzione del divertimento e del tempo libero. È un genitore che si mette alla pari, senza una vera vocazione educativa, aspettando in panchina la chiamata della madre. Ed ecco che ci ritroviamo con figli sempre più tirannici, soli davanti ai dispositivi digitali.

Il problema dell'orfanità educativa

Non invoco di certo il ritorno all’antico, il padre­padrone ha prodotto danni inenarrabili, ma resta il problema di come impedire ai bambini un’orfanità educativa che compromette sviluppo e crescita. Il paterno è irrinunciabile per diventare grandi: riguarda l’autostima, il coraggio, il fare tesoro delle proprie risorse, lo staccarsi progressivo dal nido materno. Occorre costruire un gioco di squadra dove il padre, e i valori educativi paterni, possono avere una vera influenza educativa. In mezzo alla confusione e alla perdita di punti di riferimento, con madri e padri sballottati dai media e dagli enormi interessi del marketing, che si ritrovano a leggere opinioni di sedicenti esperti un giorno tutte a favore dell’immersione totale nella cultura digitale delle nuove generazioni, e il giorno dopo tutte assolutamente contrarie, occorre fare chiarezza. 

I bambini possono essere solo sensoriali, esperienziali, motori

Si è scoperto, ad esempio, che l’espressione “nativi digitali”, che veniva diffusa come un vero concentrato di scienza e filosofia avveniristica, non era altro che un’invenzione pubblicitaria.
L’ho già detto e lo ribadisco: i nativi digitali non esistono. L’American Academy of Pediatrics per arginare la deriva virtuale/digitale della vita infantile si è ritrovata a dover raccomandare ai bambini, come fosse un’indicazione medica, due ore al giorno di attività motoria.
In un’epoca in cui molti genitori sono convinti che i figli siano piccoli adulti in miniatura e come tali vadano stimolati e gestiti, io ricordo che ogni cosa deve avvenire a suo tempo, che la crescita è un processo lento e assolutamente individuale, che standard e anticipazioni possono seriamente provocare danni. E che i genitori devono fare i genitori. 
Ammettere le fragilità e la confusione genitoriale è il primo passo per assicurare un futuro ai nostri figli. E poi occorre sostenere, anche e soprattutto a livello istituzionale, madri e padri nel loro ruolo. Le Scuole Genitori, gli sportelli pedagogici, hanno proprio questo obiettivo: dare risposte serie e attendibili che nella confusione attuale sono sempre più difficili da trovare.

Ci vediamo al Convegno CPP "Dalla parte dei genitori", sabato 13 aprile 2019 a Piacenza, per essere davvero dalla parte dei bambini e dei ragazzi.


Editoriale di Daniele Novara pubblicato sul numero 1-2019 della Rivista Conflitti

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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