Non bisogna trattare da criminale un bambino di sette anni

Bisogna rafforzare le necessarie competenze educative di genitori e insegnanti.

Durata: tempo di lettura 1 minuto

Non bisogna trattare da criminale un bambino di sette anni, neppure se ha dato una testata a una maestra, come successo in una scuola di Firenze poche ore fa.
Ci vuole la capacità di inquadrare quanto è accaduto in chiave evolutiva, insegnando al piccolo come gestire la sua rabbia. Siamo di fronte a un bambino immaturo che può avere una reazione incontrollata.
I comportamenti infantili, come dice la parola stessa, sono infantili: non possiamo trarre conclusioni affrettate. Con questo, non sto dicendo che l’episodio di Firenze non sia grave. Lo è, eccome, e dobbiamo impedire che cose del genere accadano di nuovo, rafforzando le necessarie competenze educative di genitori e insegnanti. 
Matteo Salvini, a  mezzo stampa, dice che “qualche ceffone ogni tanto farebbe bene” (cit. da Il Secolo d’Italia del 29 ottobre 2018): è il caso di ricordare al Ministro dell’Interno e vice Premier che esistono Leggi a tutela dell’infanzia. I bambini non vanno maltrattati. I genitori non possono quindi ricorrere alla violenza ma educarli, con le giuste regole, al rispetto degli altri. Bisogna aiutare le mamme e i papà a crescere bene i propri ragazzi e non, al contrario, invitarli a trasgredire la Legge con il rischio di metterli nei guai con la Giustizia.

Il punto di vista del Cpp, scritto da Daniele Novara (Ottobre 2018)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

Pubblicazioni correlate

Punire non serve a nulla

Punire non ha nulla a che vedere con l'educazione. Le punizioni sono elementi estranei ai processi educativi.

< Indietro
Non bisogna trattare da criminale un bambino di sette anni
Iscriviti alla newsletter