La festa del papà ai tempi del coronavirus

Diventa strategica la funzione paterna

La situazione è straordinariamente inedita. Da giorni tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze sono chiusi in casa per le disposizioni di contenimento del virus senza possibilità di socializzazione, di attività motoria e sportiva. Si trovano in una costrizione molto lontana dai loro bisogni primari, specialmente dei bambini che sono quelli del gioco spontaneo, del gioco coi coetanei e tanto movimento. Non si sa fino a quando durerà e se le scuole riapriranno. Probabilmente si tratta di una condizione che potrà durare un tempo significativo e che mette a dura prova le capacità di tenuta educativa di tanti papà e mamme anche loro chiusi in casa con i figli, spesso in case non particolarmente ampie e adeguate a una convivenza di 24 ore. In tale situazione si annidano dei rischi e i genitori, in questi giorni, li stanno sperimentando sulla loro pelle. 

Per i bambini il rischio è un ritorno a forme di maternage, ovvero di accudimento materno eccessivo, di regressione – se così si può dire – in relazione alla presenza quasi costante della mamma che quindi viene vista come una possibilità imprevista da sfruttare il più possibile. La mamma stessa può cadere in questa trappola. In altre parole, dovendo rimanere in casa, una mamma può pensare “mi metto a disposizione di mio figlio, lo aiuto a fare i compiti, anzi li facciamo assieme; gli faccio da mangiare; lo accudisco” e in qualche modo ecco che c’è una sorta di ritorno a una mamma disponibile come nei primi tempi della vita infantile. Per i bambini, però, non è la strada giusta perché sono in un momento di grande assorbimento cognitivo: non hanno bisogno di iperprotezione, ma di apprendimento.

Per i ragazzi il rischio è l’indolenza, il ritiro, la creazione di un mondo parallelo un po’ fuori dalla realtà e il restare in questa bolla, a un certo punto, può diventare anche piacevole. È un pericolo serio. 

Ecco che in questa situazione, nel giorno della Festa del Papà, diventa strategica la funzione paterna: la possibilità che la figura del padre, o comunque il ruolo paterno, assuma per i figli un principio di organizzazione e di sviluppo creativo delle proprie risorse che permette di superare questo periodo così difficile e tragico senza danni significativi. Mi riferisco in particolare a quella che è la funzione paterna per antonomasia, ossia la possibilità del padre di sviluppare sia nei bambini che nei ragazzi delle nuove capacità e delle nuove scoperte. Con i bambini non si tratta di mettersi alla pari, ma, tenendo la giusta distanza educativa, il padre può aiutarli a sviluppare nuovi apprendimenti, non semplicemente quelli scolastici che restano un’area di “lavoro” tipicamente materna. Penso alle straordinarie possibilità che ci sono nel campo della musica, dei giochi con le carte che sono utilissimi per lo sviluppo dell’intelligenza matematica, dei giochi da tavolo (come la dama o gli scacchi) che sviluppano capacità strategiche e penso ai tanti giochi motori da realizzare in casa nonostante le condizioni di ristrettezza di un appartamento. Anche le attività di cucina sono un’ottima possibilità di apprendimento, così come può essere interessante anche l’apprendimento di una lingua utilizzando i tanti tutorial che si trovano su internet. Allo stesso tempo, tanti genitori che conoscono le lingue diventano un’opportunità per i loro figli. Com’è noto, quello che un bambino impara da piccolo sostanzialmente gli resta per sempre. 

Lo stesso vale per gli adolescenti: aiutarli a evitare che l’indolenza diventi una vera e propria aggressione nei loro confronti significa creare i giusti paletti, specialmente sulle forme più deleterie di utilizzo del tempo. 

Mi riferisco agli eccessi di videoschermi, di YouTube e quant’altro che spingono ad un certo isolamento. Viceversa, bisognerebbe utilizzare il web per sviluppare specifici interessi. Tutto questo tempo diventa una straordinaria occasione per apprendere in un’età in cui, dal punto di vista cognitivo, la plasticità neuronale va a mille permettendo di imparare con una certa facilità, se non leggerezza. 

Emerge così la figura di un padre e di un ruolo paterno che organizza, che stimola i figli a organizzarsi, che stabilisce dei paletti sul tempo della giornata, che incoraggia a riempire questo tempo in maniera utile, in modo che diventi memoria di un’occasione di crescita piuttosto che memoria di una costrizione oppressiva. 


Articolo di Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP

Consulenza pedagogica CPP

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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