La confusione tra regole e comandi

Di: Daniele Novara

Uno dei problemi più stringenti che vivono oggi i genitori

I genitori da un lato sono subissati dal refrain “ci vogliono le regole”, dall’altro la loro memoria di figli fa coincidere le regole con i comandi, se non con le sgridate.

Per questo, le madri e i padri, nonostante le buone intenzioni, la disponibilità affettiva, la predisposizione assoluta alla cura e all’accudimento, fanno fatica a superare questo schema comportamentale e finiscono per lamentarsi, con stupore, rassegnazione e a volte anche sconcerto: «Non mi ascoltano, fanno quello che vogliono. Gli dico di spegnere la tv e non lo fanno».

È un’affermazione eccentrica e anche azzardata. Cosa vuol dire: “Non mi ascoltano”? Il problema dei genitori, o degli adulti educatori in genere, è quello di essere ascoltati? L’educazione è una questione di ascolto? I bambini e i ragazzi su questo fronte si sono attrezzati e hanno sviluppato diverse strategie, come ad esempio lo sguardo catatonico, rivelando capacità di concentrazione notevoli. Ti fissano, tu ti rassicuri, e intanto loro pensano ad altro. 

Essere tanto disponibili se non morbidi e poi dover ricorrere a urla e a minacce non è efficace. Rischia di provocare situazioni di estrema frustrazione e conflittualità.

Regole non comandi

Imparare a distinguere tra regole e comandi e a gestire l’educazione in termini organizzativi, dedicando tempo e cura al proprio ruolo genitoriale, è ciò che ci può salvare dai bambini tirannici, e dal rischio di ritornare noi stessi a tiranneggiare i bambini. 

Il nostro è il tempo in cui sviluppare il coraggio di educare

Spesso sentiamo dire: «Mi occupo dei miei figli, mi prendo cura di loro»; sembra un’attività tra le tante, un compito che deve essere espletato. In realtà, quando parliamo di educazione, intendiamo qualcos’altro.
Bisogna superare la convinzione che l’importante sia amare i nostri figli: quello è il presupposto. Donald Winnicott affermava: 

Non basta dire che i genitori amano i loro figli, i bambini hanno bisogno di ‘avere dei genitori’, piuttosto che essere amati.

Quindi, diamo per scontato che amiamo i nostri figli, ma cerchiamo di capire cosa ci occorre in più, come affrontare questo compito, come organizzarci.
Creiamo una distinzione tra il genitore troppo emotivo, che dice: «Io amo i miei figli ed è sufficiente», e il genitore educativo, che invece è convinto di doversi organizzare. Molto spesso i due aspetti – quello emotivo e quello educativo – si sovrappongono, ma è comunque importante saper riconoscere quando prevale l’uno o l’altro per poter riaggiustare il tiro. 

C’è un ultimo fattore: il tempo. Il tempo che passiamo con i nostri figli è importante ma non deve trasformarsi in un alibi.

Un genitore può avere comunque un ruolo educativo anche se ha poco tempo da trascorrere con il figlio. Il punto sta nell’utilizzarlo bene, senza flagellarci se ne abbiamo poco.

Un weekend è lungo se possiamo passarlo insieme. Anche mangiare insieme è un rituale importante.
Non conta la quantità del tempo che dedichiamo loro, e nemmeno la qualità, se con essa intendiamo lo stare bene insieme, il vivere momenti piacevoli senza contrasti reciproci. La vera qualità è riuscire a organizzarsi e fare le mosse giuste: è il nostro essere insieme a loro che trasmette, anche nel poco tempo, i nostri valori, la profondità, il senso delle esperienze importanti. 


Articolo di Daniele Novara estratto dal libro "Urlare non serve a nulla"

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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