Giornata della memoria

Di: Daniele Novara

Per onorarla abbiamo bisogno di una didattica creativa che sa scavare, che sa svelare, che sa liberare l’energia degli alunni, che li mette al centro e li fa diventare protagonisti.

Per 10 anni, dal 1998 al 2008, su invito di Brunetto Salvarani – allora Assessore alla Cultura di Carpi (MO) - ho fatto parte del Comitato Scientifico della Fondazione Fossoli. Del gruppo facevano parte alcuni pedagogisti -  io, Raffaele Mantegazza e Andrea Canevaro - e degli storici - tra cui spiccavano i nomi di Enzo Collotti e Liliana Picciotto.

Collocato sulla linea ferroviaria del Brennero, il campo di concentramento di Fossoli risultava particolarmente importante nella logica dello sterminio nazista: consentiva infatti di raccogliere ebrei e oppositori politici che venivano “caricati” su treni blindati e direttamente mandati ai campi di sterminio al di là delle Alpi. Passò di lì anche Primo Levi che lo ricorda nelle prime pagine di "Se questo è un uomo":

Come ebreo, venni inviato a Fossoli, presso Modena, dove un vasto campo di internamento, già destinato ai prigionieri di guerra inglesi e americani, andava raccogliendo gli appartenenti alle numerose categorie di persone non gradite al neonato governo fascista repubblicano. 

Ero il responsabile dei convegni sull’educazione alla pace e potei organizzare due eventi: il primo, nel 1999, sui bambini – "Bambini ma non troppo" – quando ancora non era stata indetta la Giornata della Memoria e il secondo, nel 2001, quando la Giornata della Memoria in Italia era ormai istituita e che confluì in un libro: "Memoranda. Strumenti per la giornata della memoria".

Imparai molto da quell’esperienza. Innanzitutto che la memoria è uno strumento non di celebrazione, ma di apprendimento.

Giornata della memoria

Non serve un ricordo carico di nostalgia e di retorica, quanto un percorso nei meandri evocativi delle narrazioni e delle testimonianze raccolte per sviluppare nuove competenze per vivere una democrazia completa, per liberare le risorse umane e contrastare il totalitarismo e le varie forme di negazione dei diritti umani.

La didattica è importante e la logica della risposta esatta non risponde a questo bisogno diventando puro conformismo. Per onorarla abbiamo bisogno di una didattica creativa che sa scavare, che sa svelare, che sa liberare l’energia degli alunni, che li mette al centro e li fa diventare protagonisti.

Viceversa, una didattica che obbliga i ragazzi a un semplice ruolo di fruitori delle testimonianze e delle cerimonie rischia di rendere un pessimo servizio ai valori per cui chi si è battuto - affinché noi potessimo vivere meglio - è vissuto e, in tante circostanze, è morto.

Il loro sacrificio necessita di una didattica e di una pedagogia liberatorie che restituiscono valore alla ricerca, all’analisi, all’espressione dei ragazzi e degli alunni, un’occasione per una scuola viva, maieutica.

Ricordando i passaggi che anche nel mio metodo sono così vitali nelle loro parole chiave: laboratorio, condivisione, domande generative, situazione stimolo, problematizzazione, ricerca.

Tutto questo sta alla base della democrazia, come antidoto a ciò che ha creato l’orrore dell’Olocausto, del nazismo e del fascismo. Tenere viva questa memoria non vuol dire cristallizzarla in una cerimonia o in un ascolto puramente passivo, ma rivisitarla continuamente con l’originalità e la creatività dei ragazzi e dei giovani di oggi.


Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP (27 gennaio 2022)
daniele.novara@cppp.it

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