Generazione social

Siamo capaci di educare all'uso delle tecnologie?

Affrontare il cambiamento vorticoso

Sperimento tutti i giorni, nella mia esperienza di consulente pedagogico, come le problematiche di gestione educativa delle nuove tecnologie assillino i genitori: “Passa le sue giornate a digitare sullo smartphone... lo lascio fare?” “Mi stressa perché tutti i suoi compagni hanno lo smartphone e lui no... diventerà un escluso?!?” “Va male a scuola... però è così bravo a smanettare sul computer!” “Ha conosciuto un ragazzo in chat e vuole incontrarlo. Cosa devo fare?!?”. Sicuramente non tutti gli adulti si pongono il problema. Ho osservato in pizzeria un padre e un figlio mangiare insieme, immersi ciascuno nel proprio universo digitale (forse si parlavano via chat?!?); ascolto madri che per stare un po’ tranquille, magari al computer, consegnano i figli a un tablet (“È l’unico momento in cui sta un po’ fermo!); scopro di bambini che si trovano il pomeriggio a giocare insieme con i videogiochi (“Così almeno non litigano!”). In fondo, quello che ci cattura più di tutto della tecnologia è proprio la sua capacità di spostare la nostra attenzione, di disconnetterci dalla realtà, di consentire una fuga da ciò che è problematico e complesso.

La trasformazione che stiamo vivendo è indubbiamente epocale: complessa, veloce e, soprattutto, relativamente recente. Vent’anni fa non esistevano i cellulari e Internet era riservata ai militari; oggi grazie agli smartphone puoi essere in relazione con chiunque in ogni parte del globo, e recuperare informazioni su qualsiasi cosa in qualsiasi momento.

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I bambini quando hanno una domanda a cui il genitore non sa rispondere sanno già come muoversi: “Mamma, cerca sul cellulare!”. Il punto però, al di là delle opinioni personali sul fenomeno, sta nel chiedersi quale strategia educativa fondata scientificamente su dati accurati, bisogna mettere in atto di fronte alla tecnologia digitale e a tutto ciò che ne è collegato. Non possiamo lasciarci guidare da chi si propone meglio, da chi prospetta un futuro tanto allettante quanto poco aderente ai dati di realtà (i numeri parlano chiaro: esistono famiglie in cui tutti sono dotati dell’ultimo smartphone che però non hanno i soldi per arrivare a fine mese), da chi sciorina dati e ricerche finanziati proprio dagli esperti del marketing tecnologico, anche perché la questione coinvolge i processi di apprendimento e come educatori, genitori, insegnanti, pedagogisti non possiamo stare semplicemente a guardare. La complessità e la pervasività dell’innovazione tecnologica coinvolge la vita di bambini e ragazzi sotto tantissimi aspetti: tablet, smarphone, ereader, lettori di musica, lavagne interattive, navigatori satellitari, videogiochi, videoschermi... e, se non si tratta di demonizzare la tecnologia o di ignorarla, occorre però mettersi dal punto di vista delle esigenze formative e delle competenze psicoevolutive di bambini, preadolescenti e ragazzi chiedendosi quali sono i possibili rischi, i danni, e le difficoltà di crescita o sviluppo che la tecnologia comporta e come prevenirli o evitarli.
Questa è la vera questione educativa e, anche correndo il rischio di apparire arretrati non possiamo evitare di confrontarci con l’argomento...

Per proseguire nella lettura scarica l'intero articolo, troverai le indicazioni per l'utilizzo delle nuove tecnologie in base alle tappe evolutive (0-3 anni, 3-6 anni, 6-9 anni, 9-12 ani, oltre i 12 anni)


Estratto dall'articolo di Daniele Novara pubblicato sulla rivista Conflitti.

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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