E se il cambiamento fosse qui?

Nel nuovo libro di Daniele Novara c’è la possibilità di una scuola nuova.

Durata: tempo di lettura 2 minuti.

Se s’imparasse con le domande, non con le risposte? Se l’insegnante fosse il regista in una scuola efficace, una scuola dove si va volentieri? Se l’errore fosse naturale? Se ci fosse una valutazione evolutiva?

Nel nuovo libro di Daniele Novara c’è la possibilità di una scuola nuova, basata su un metodo concreto che rende il cambiamento reale ed efficace. D’altra parte non ci vuole molto per accorgersi che da almeno 100 anni la scuola italiana è impostata allo stesso modo: lezioni frontali, studio mnemonico, nozionismo, difficoltà a motivare bambini e ragazzi. Un pachiderma fermo lì, che non dà segno di volersi muovere.

Ma un tentativo si può fare, per far tornare la scuola alla sua autentica funzione, per renderla comunità d’apprendimento con vantaggi e nuova vitalità per tutti, eliminando problemi che emergono non solo nell’immediato, ma anche quando gli studenti finiscono il loro ciclo.

Cosa chiedono i ragazzi? Una scuola che li sappia coinvolgere e motivare. Cosa dobbiamo evitare? Una concezione dell’insegnamento come trasferimento, come l’atto di depositare in un contenitore vuoto che è l’alunno.

Allora - dice Novara - cerchiamo di capire prima di tutto cosa si può togliere, per poter poi aggiungere qualcosa di buono e utile. I primi due elementi da scardinare sono la lezione frontale e la valutazione comparativa.

La lezione frontale è una richiesta insostenibile, è un equivoco: è un pensiero antico e medievale il credere che imparare significhi ascoltare. Sappiamo cosa succede nella mente di chi riceve una lezione e quanto poco funzioni a livello di apprendimento.

Il discorso è diverso se proponiamo un laboratorio maieutico, che ne è esattamente l’opposto e che significa abbandonare lo status dell’insegnante e costruire una situazione di stimolo. Una situazione che crea interesse, legata ovviamente all’età degli alunni.

In questo senso il laboratorio ha un valore euristico: tira fuori le domande, genera curiosità e scoperte che sono il cuore epistemologico del metodo. E allora si capisce quanto siano lontane le prove invalsi, le crocette per scegliere le risposte giuste, i voti e le domande di controllo.

È un modo di concepire e di fare scuola diverso.

Il discorso va avanti nel libro, approfondito nei dettagli e nelle dinamiche, con esempi pratici, racconti reali e possibilità di rendere il metodo effettivo.

Se volessimo sintetizzarlo poeticamente, è bella la frase di Neruda che si legge nelle prime pagine “... non gli fate trovare tutto pensato...”, perché riassume la volontà di dare libertà. Per cercare una scuola efficiente sì, e nello stesso tempo creativa.

Rimaniamo allora all’importanza dello scrivere a mano, all’errare, che è sbagliare ma anche vagare. Non chiediamo alla famiglia di essere un dopo-scuola, pensiamo invece a un’educazione che valuta i progressi, che crea interesse e reciprocità.

Sappiamo che oggi ci sono ragazzi che non hanno voglia di andare a lezione, che hanno paura di sbagliare e di essere giudicati. Allora forse è il momento giusto per fare qualcosa, e cambiare la scuola si può.


Articolo di Barbara Scarioni scritto durante la presentazione del 19 novembre 2019 del libro di Daniele Novara "Cambiare la scuola si può. Un nuovo metodo per insegnanti e genitori, per un'educazione finalmente efficace" (Ed. Bur, Rizzoli, Milano 2018).

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

Pubblicazioni correlate

Cambiare la scuola si può

Un nuovo metodo per insegnanti e genitori, per un’educazione finalmente efficace.

< Indietro
Cambiare la scuola si può
Iscriviti alla newsletter