Curiosità ed esplorazione

Il ruolo della curiosità, dell'esplorazione e della sperimentazione nello sviluppo cognitivo è universalmente riconosciuto.

Siamo curiosi, il nostro cervello ha bisogno di contrastare la noia e quando si trova al cospetto di uno stimolo interessante, dà segni di avere raggiunto una condizione positiva. Il sistema nervoso, dagli animali più semplici a quelli più complessi come gli umani, reagisce alle situazioni positive con la liberazione di un mediatore nervoso, la dopamina che segnala il raggiungimento di uno stato di benessere.

Sin dai primi mesi di vita, non soltanto un lattante mostra di essere “saturo” quando uno stimolo dura troppo a lungo (la vista di un gattino di pezza) e reagisce a uno stimolo nuovo (un cagnolino di pezza), ma comincia a catalogare gli stimoli in categorie: animali, oggetti, volti ecc. Crescendo, tenderà a esplorare l’ambiente ancor prima di gattonare: l’ambiente che percepisce intorno a lui dal punto di vista visivo e l’ambiente che può manipolare. 

Il ruolo della curiosità, dell'esplorazione e della sperimentazione nello sviluppo cognitivo (studiato sperimentalmente sin dalle ricerche di Jean Piaget), è universalmente riconosciuto. 


Estratto dell'articolo "Curiosità ed esplorazione" di Alberto Oliverio pubblicato sulla rivista Conflitti numero 3-2020
Per informzioni conflitti@cppp.it


Alberto Oliverio è neurobiologo, docente di Psicobiologia alla Sapienza di Roma. Per la rivista Conflitti cura la rubrica Neuropedagogia. 

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