Capricci e vacanza: un falso binomio

4 consigli per aiutare i bambini ad ambientarsi

Prima di parlare di capricci in vacanza, occorre riflettere su cosa sono i capricci e cosa vuol dire vacanza per noi adulti e per un bambino.

È fuorviante parlare di capricci quando ci si riferisce a un bebè di pochi mesi. Il suo pianto non ha certo una valenza trasgressiva: è un modo per esprimere i suoi bisogni. E anche i più grandicelli che si mostrano petulanti o irritabili possono comportarsi così perché sono stanchi, spaesati, oppure perché risentono dello stato emotivo dei genitori che, a loro volta, sono un po’ tesi per gli aspetti organizzativi o un eventuale imprevisto della vacanza.

Per loro, quello che conta non è partire e visitare posti nuovi, ma giocare in compagnia di mamma e papà e di altri bambini.

Non avvertono la necessità di spezzare la routine quotidiana, perché la vita di tutti i giorni per loro è piacevole.

L’aspetto positivo della vacanza, per un bambino, è la maggiore disponibilità dei genitori a trascorrere del tempo con lui. Spesso, quindi, le aspettative degli adulti non sono condivise dai più piccoli, che non sono felici per il solo fatto di andare in un bel posto.

Bambini in vacanza

4 consigli per aiutarlo ad ambientarsi

Soprattutto nei primi due o tre giorni, quando grandi e piccoli devono ancora ambientarsi, il bimbo è più stressato dal cambiamento.

  1. È utile portare in valigia il suo pupazzo preferito, alcuni giochi e oggetti che gli diano un senso di continuità.
     
  2. Non bisogna rivoluzionare la routine quotidiana, anche se i ritmi della vacanza sono, giustamente, più rilassati. Va bene svegliarsi un po’ più tardi al mattino e andare a letto un po’ più tardi alla sera, ma è meglio preservare gli orari dei pasti. Anche il pisolino pomeridiano, almeno fino ai 3 anni, è un’esigenza da rispettare. È necessario per il suo benessere e per la pace di tutti: un bambino stanco è un bambino nervoso e petulante.
    Non si può certo imputare ai piccoli la colpa dei cosiddetti capricci se, magari, hanno dormito poco.
     
  3. I bimbi vogliono giocare: è la loro attività principale e il loro modo di godersi le vacanze. Anche il primo giorno, all’arrivo, quando mamma e papà devono disfare i bagagli, organizzare gli spazi, familiarizzare con la struttura che li ospita, il bambino vorrebbe subito andare a giocare. Sarebbe bene, se possibile, dedicare una mezz’ora al gioco appena arrivati, ancor prima di occuparsi delle incombenze pratiche.
    Oppure dividersi i compiti: un genitore si incarica della sistemazione, mentre l’altro tiene compagnia al piccolo.
     
  4. I bambini hanno bisogno della compagnia dei coetanei. “Portare in vacanza un figlio unico senza avere la certezza di incontrare sul posto altri bimbi non è saggio”, dice Novara. “In compagnia di soli adulti, il piccolo diventa in poco tempo ingestibile. In assenza di fratellini, cuginetti e figli di amici con cui organizzare il viaggio, meglio scegliere un albergo con animazione, di quelli frequentati dalle famiglie con bambini, per avere la certezza della presenza di coetanei”.

Estratto dall'intervista a Daniele Novara realizzata da Maria Cristina Valsecchi per quimamme.corriere.it

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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