Bambini ad Auschwitz? Non prima dei 13 anni

Per i piccoli sono esperienze emotive troppo forti.

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“Sono d’accordo con la senatrice Segre: un campo di sterminio non può essere la meta di una gita scolastica delle elementari, perché i bambini non sono preparati ad affrontare una realtà così drammatica e crudele”.

Non possono capire o restano scioccati?
“Possono restare traumatizzati e comunque non sono in grado di passare dal piano emotivo a quello della realtà: dal punto di vista psicologico il bambino non ha pensieri razionali, ossia non ha la capacità di metabolizzare con la ragione le esperienze emotive. Questa funzione inizia a partire dagli 11-12 anni, quando subentra a livello mentale la facoltà di elaborare le esperienze. Portare un bambino in un lager significa immergerlo in presa diretta in un dolore insostenibile perché è più grande di lui. Non lo capisce, si immedesima, esattamente come quando lo mettiamo, sbagliando, a un film dell’orrore: vive le scene come fossero reali”.

In gita allora dove si va?
“Nei parchi tematici con i dinosauri o nelle fattorie didattiche con tanti animali bellissimi”.

Alle medie invece è giusto visitare Auschwitz?
“In teoria sì, ma dipende dalla fragilità dei ragazzi. Oggi i processi di maturazione sono decisamente più lenti rispetto al passato. Non è affatto vero che i giovanissimi sono maturi, anzi viviamo in una fase di regressione sia dell’infanzia sia dell’adolescenza”.

Intervista a Daniele Novara realizzata da Gaia Giorgetti, pubblicata sul periodico Effe il 31 ottobre 2018.

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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Auschwitz
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