A casa, meglio stimolare che dare compiti

Le strategie per gestire i compiti a casa

“I compiti sono una pratica inerziale tipica della scuola che, in realtà, non hanno un riscontro normativo: non esiste una legge che dice che la scuola deve assegnare compiti ai bambini, da fare a casa”. Daniele Novara, pedagogista e fondatore nel 1989 del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (CPP), approfondisce una questione che da sempre divide il mondo dell’insegnamento e i genitori. “Le uniche vere circolari sui compiti sono stante emesse, erano gli anni ’90, da qualche illuminato Ministro dell’istruzione che chiedeva di non darne troppi”. Stimolare meglio di obbligare. “Sarebbe meglio creare delle situazioni per cui a casa il ragazzino senta la necessità di fare qualcosa: andare a vedere un monumento perché il giorno dopo si lavora a scuola su quel luogo; chiedere ai genitori l’origine del proprio cognome perché è previsto un approfondimento sulla famiglia; intervistare un adulto sulla sua professione perché in aula se ne parlerà…”. Così facendo, i compiti a casa diventerebbero un momento di sano approfondimento e di apprendimento attivo. “Il metodo giusto per far imparare qualcosa a un bambino non si può basare sull’ascolto passivo. Quindi anche la sequenza lezione-studio-interrogazione è fallimentare. Ha prodotto solo più abbandoni del percorso scolastico: un fenomeno che colpisce specialmente i maschi e che ci pone agli ultimi posti in tutte le classifiche scolastiche del mondo. I ragazzi sono demotivati e la pretesa che gli alunni studino sempre di più, come se lo studio garantisse l’apprendimento, non ha basi scientifiche”.

I COMPITI PERO’ ESISTONO
Ma la realtà della scuola di oggi è diversa e vede i compiti come un corollario imprescindibile. Ergo, vanno fatti, volenti o nolenti. “Resto sempre stupito di fronte a quei genitori che ammettono di aver passato la serata a finire, completare, correggere lavori scolastici dei figli”, afferma Novara. “Se esiste un senso per i compiti, è quello di aiutare a consolidare l’apprendimento, stimolare autodisciplina e responsabilizzazione. L’intervento continuo dei genitori da questo punto di vista ha molteplici svantaggi: impedisce di verificare le proprie capacità, di apprendere dagli errori, di accettare la fatica della ripetitività e del tempo dedicato allo studio. Chiaramente, se i propri figli hanno bisogno di aiuto, nei limiti del possibile, va dato. Ma è sbagliato sostituirsi: bisogna piuttosto aiutarli ad arrivare da soli alle risposte che stanno cercando e stimolarli, valorizzando i successi invece di criticare gli errori”.

COME ORGANIZZARE LA “SESSIONE COMPITI”?
“Sulla base della mia esperienza, penso che esistano regole fondamentali per organizzare al meglio lo studio”, spiega il pedagogista. Per prima cosa, bisogna stabilire in modo chiaro un orario fisso da dedicare ai compiti che non sia immediatamente dopo la scuola ma nemmeno prima di cena. “Lasciate loro un tempo di relax e svago, concedete tempo per riprendersi dalla fatica della scuola. I giochi di movimento in compagnia, possibilmente all’aria aperta, sono molto importanti: fanno bene al corpo e alla psiche, aiutano a scaricare le tensioni e ricaricano le energie”.
Va quindi individuata una ritualità precisa per introdurre i bambini in un momento in cui sono necessari impegno e attenzione. “Favorite la tranquillità e create un ambiente utile alla concentrazione. La televisione deve essere spenta, la confusione e le distrazioni vanno impedite o limitate. I bambini, oggi come oggi, hanno un sacco di divertimenti all’interno delle mura domestiche e gli elementi che li portano a distrarsi sono tantissimi: è difficile stare attenti a quello che si sta facendo se intanto il fratello gioca di fianco, per esempio, o se il vostro cellulare continua a squillare. Evitate anche di correggere e criticare: le correzioni vanno fatte a scuola. Occorre tener presente che l’apprendimento è basato sull’errore: bambini e ragazzi devono poter sbagliare ed essere messi nelle condizioni di accorgersi degli errori che fanno”. Senza dimenticare le ore di sonno: in prima elementare 10 ore sono indispensabili, nelle medie almeno 9 ore e alle superiori 8 ore sono il minimo sindacale.
“È praticamente impossibile per un bambino e per un ragazzo impegnarsi nello studio e nel lavoro scolastico se dorme sette, o peggio sei ore per notte. Il tempo del riposo notturno è fondamentale per favorire la concentrazione e la riuscita nei compiti”.

Il contenuto di questo articolo è tratto da precedenti interventi del pedagogista Daniele Novara.

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

Altre pagine che potrebbero interessarti

Consulenza pedagogica a Milano, Piacenza, Genova e Brescia

Lo sportello di consulenza è una forma innovativa di aiuto per sostenere i genitori nel loro ruolo educativo.

< Indietro
Le strategie per gestire i dei compiti a casa - CPP
Iscriviti alla newsletter