Servizio civile obbligatorio, proposta utile

Un rituale di passaggio all’età adulta dove sentirsi utili.

Mentre il futuro langue e diventa sempre più difficile avere scenari di sviluppo positivo, ci si affanna a pescare nel passato qualche soluzione.

L’idea del ritorno alla naja (servizio militare di leva obbligatorio) appartiene a questa categoria di proposte. Nulla di veramente utile o realizzabile. Solo un modo per ribadire che il passato era meglio, quando le cose stavano al loro posto e l’autorità rappresentava un fatto indiscusso a prescindere da ogni autorevolezza personale.

La naja era tutto meno che educativa, basti ricordare il culto dell’alcol, i rituali nonnistici, la misoginia della cultura di caserma, l’obbedienza fine a se stessa. In Italia fu sospesa nel 2004.

Molti giovani per sottrarsene aderivano all’obiezione di coscienza che consentiva di svolgere il cosiddetto servizio civile sulla base della legge 772 del 1972.

Anch’io ho fatto questa scelta che in una prima fase prevedeva 20 mesi di impegno per una sorta di ritorsione punitiva verso chi intendeva sottrarsi all’obbligo militare, all’epoca di soli 12 mesi.

Con il tempo i periodi si uniformarono: 12 mesi sia per i ragazzi del servizio militare che per quelli del servizio civile. Questo portò al boom di quest’ultimo fino a che tutto si interruppe con l’avvento dell’esercito professionale.

L’esperienza fu per me e per tanti giovani molto ricca. Rappresentava un momento di passaggio fra la dipendenza dalla famiglia di origine e l’autonomia sociale vera e propria, un modo per fare esperienze di utilità collettiva che ci sono rimaste addosso per tutta la vita. Ritengo, anche da pedagogista, che la possibilità di un servizio civile obbligatorio per ragazzi e ragazze con durata dai 6 ai 12 mesi rappresenti una proposta estremamente utile. Gli adolescenti vivono oggi una condizione in cui la possibilità di fare vere scelte viene procrastinata quasi all’infinito. Il lavoro arriva più tardi, i figli e la famiglia anche, tutto è posticipato in un’attesa che spesso e volentieri crea forti disagi anche con gravi ripercussioni psicologiche se non psichiatriche.

Il servizio civile può risultare un grande ed efficace rituale di passaggio all’età adulta dove sentirsi utili, uscire definitivamente dall’infanzia e per immettersi con coraggio nel grande flusso della vita sociale condivisa.

Il servizio civile peraltro si collocherebbe all’interno di mondi sociali già esistenti, volontariato, cultura, arte, educazione, protezione civile, salute senza la necessità di creare strutture apposite come sono state le caserme per la leva obbligatoria.

Ma la cosa più importante in questa età di passaggio è l’idea di cittadinanza che verrebbe a crearsi nelle nuove generazioni, il senso di appartenenza alla comunità civile. Inutile nascondersi che oggi questo senso di solidarietà comune è ai livelli più bassi della storia del nostro paese. Cresce nei ragazzi un disincanto, una disillusione e a volte anche un’indifferenza al limite del cinismo che i social enfatizzano implacabilmente. Più che di realtà virtuale i nostri ragazzi hanno bisogno di fare esperienze concrete, di sentirsi utili, membri attivi di un mondo che va costruito sempre di nuovo.

Articolo di Daniele Novara pubblicato sul quotidiano Libertà il 26 agosto 2018

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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Servizio civile obbligatorio
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