Né buoni né cattivi

L'alfabetizzazione al conflitto per una nuova cittadinanza

Convegno Nazionale CPP - 12 ottobre 2019 a Milano 

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I bambini non si picchiano!

Né a scuola né a casa

Durata: tempo di lettura 2 minuti

Quelli di Cernobbio e Varzi sono gli ultimi due casi di maestre di asilo nido arrestate per maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche e abuso di mezzi di contenzione sui bambini. Soltanto da gennaio 2019 a oggi, infatti, ci sono stati altri arresti ad Ariccia, Torino e Prato. Ogni volta, a inchiodare le maestre, le immagini riprese dalle telecamere installate dalle Forze dell’Ordine. Sequenze choc, che mostrano le maestre urlare, strattonare, sculacciare, mettere in castigo bambini anche piccolissimi, terrorizzati e incapaci di difendersi. L’impatto emotivo è fortissimo, specie tra i giovani genitori, e -per rassicurarli- cosa si fa? Si punta sul controllo. La Regione Lombardia ha già stanziato 600.000 euro per introdurre le telecamere in tutti i nidi e la metà, 300.000 euro, per la formazione degli operatori, compito che sarà affidata alle Ats, cioè le ex Asl.

Lo ripeto: le telecamere non risolvono il problema. Anzi, se in un asilo ci sono le telecamere vuol dire che il dirigente non si fida delle sue maestre: come posso allora fidarmi io genitore?
Chi vuole lavorare con i bambini dovrebbe superare un test attitudinale. E per aprire un nido servirebbero regole uguali per tutti, al posto della generalizzata deregulation di oggi quando inaugurare un asilo “famigliare” o privato è facile, le regole sono pochissime e cambiano da regione a regione. Spesso non sono neppure richieste particolari competenze perché sopravvive l’idea che occuparsi dei bambini sia facile, che basti “volergli bene”. Non è vero! Servono attitudine e solide competenze pedagogiche, sorrette da una formazione continua: senza motivazioni di carattere professione l’insegnante cosa fa? Fa come gli viene, e quando è stanco o ha mal di testa si mette a urlare e terrorizza i bambini.

Un problema serio che, però, dovremmo avere il coraggio di affrontare senza ipocrisie: ci scandalizziamo per le immagini riprese da queste telecamere ma poi, a casa, quanti genitori castigano e sculacciano regolarmente i figli? Il nostro è uno dei pochissimi Paesi europei a non avere ancora vietato le punizioni fisiche a “scopo educativo”. L’ultimo a votare una norma in questo senso è stato il Galles, ma in tutto il mondo sono già 52 i Paesi che hanno messo fuori legge le punizioni corporali in famiglia. Non parlo solo di realtà storicamente molto rispettose dell’infanzia, come Svezia o Finlandia, che ci avevano pensato fin dal 1979, ma di Polonia, Romania, Francia, Austria, Slovenia, Irlanda…  In Italia, invece, siamo al paradosso: se la maestra strattona un bambino viene arrestata, se lo fa un genitore allora va bene. Anche se qualche mamma o papà “vecchio stile” storcerà il naso, dobbiamo avere più attenzione ai diritti dei bambini. Perché è giusto punire l’insegnante che ha sbagliato lavoro, ma serve il coraggio di sanzionare anche il genitore violento, che mortifica, mette in castigo e sculaccia i figli.
Le punizioni corporali non sono un metodo educativo. Mai. Né a scuola né in famiglia.

Il punto di vista del Cpp, di Daniele Novara (Marzo 2019)

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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