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“Troppi passi indietro. Non si rinunci all’educazione”

Intervista pubblicata su Avvenire

22 Marzo 2015

Il pedagogista «Troppi passi indietro
Non si rinunci all’educazione»
Scuola e genitori immobili: «Il danno è enorme»

L'impatto di un video può essere devastante. Lo è per le violenze inaudite dell’Is come per quelle adolescenziali di Sestri e Vercelli. Il paragone è forte ma uno come Daniele Novara – che di pedagogia si occupa da oltre trent’anni e da 25 dirige il Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, sa come farlo reggere. «L’uso delle tecnologie è diventato centrale nella propagazione dell’orrore. Lo ripetiamo di continuo parlando del nuovo terrorismo, ponendoci il problema della diffusione dei video del Califfato, e invece lo dimentichiamo quando parliamo dei nostri adolescenti».
Smartphone da bandire?
La verità è che mettiamo in mano ai bambini di quinta elementare dei computer tascabili. Quello che vorrei fosse preso in considerazione, in primo luogo dai genitori, è che mentre vietiamo l’alcol a un figlio fino ai 18 anni nessuno si pone il problema dell’uso che a 10 o 11 farà della sua connessione libera col mondo, di quello che potrà vedere e di come potrà interpretarlo. Questo mi pare incredibile. Il risultato, per i più, è una progressiva dissociazione dalla realtà, una crescente incapacità di contestualizzarsi.
C’è insomma una mancanza di responsabilità educativa degli adulti all’origine delle violenze e degli abusi a cui assistiamo?
C’è un’atrofia pedagogica, che è diverso. Colpevolizzare genitori e insegnanti è banale, e non possiamo permetterci banalità in questo campo. Possiamo però cominciare a parlare senza peli sulla lingua dei danni enormi causati dalla rinuncia all’educazione. In base agli ultimi dati che ha raccolto il nostro centro il fenomeno dell’ospedalizzazione scolastica per esempio è in fortissima crescita.
A cosa si riferisce?
Al fatto che le scuole sempre più spesso consegnano studenti “problematici” al Servizio sanitario nazionale in base a diagnosi e certificazioni nelle quali si sostiene la presenza di dislessie, ipercinesi e disturbi dell’apprendimento vari. Stiamo parlando, in alcune realtà, di un bambino su tre dichiarato “malato” in età evolutiva, cioè in un periodo in cui si registrano cambiamenti all’ordine del giorno e niente è ben definito. È meglio avere figli “malati” che porsi il problema dei basilari educativi.
E il problema delle “bulle”?
Il genere amplifica la sensazione di disgusto davanti ai fatti, ma fa poca differenza sul piano della sostanza.
Da dove si dovrebbe cominciare, concretamente, per invertire la rotta?
Dal metodo, ricordando che a fare un buon insegnante non è solo la conoscenza di una materia ma anche la sua capacità di far collaborare un gruppo, di promuovere interazione e comunicazione tra i suoi allievi. I ragazzi non sono dei soldatini seduti fra banchi ben allineati in attesa di voti. La nostra scuola da questo punto di vista sembra ancora quella del libro Cuore. Per cambiare ci si affida alla buona volontà dei pochi, si predica la necessità della didattica digitale, ma l’essenziale continua ad essere dimenticato: l’importanza della classe come gruppo e risorsa per ciascuno. E non a 17 anni, quando sarà inutile spiegarglielo, ma dalla prima elementare.
C’è poi il capitolo genitori...
Anche qui è fondamentale un risveglio, una nuova consapevolezza di cosa significa educare. Con la nostra iniziativa della Scuola genitori ogni anno incontriamo migliaia di mamme e di papà in tutta Italia e spesso quello che serve loro sono le “basi”: come dare le regole e far sì che siano rispettate? Come insegnare ai figli a gestire i conflitti ed affrontarli da soli? Farsi carico di queste domande è una chiave per prevenire il bullismo: lo ripeto da anni, la litigiosità per esempio se gestita e affrontata in modo giusto è educativa ed è il miglior deterrente della violenza. A questo proposito serve una precisazione.
Prego.
La violenza è violenza, non è bullismo. Finché la nostra legge considererà violenza solo ciò che causa una prognosi oltre i 20 giorni (sotto si è costretti a fare denuncia) sarà facile fare confusione e minimizzare. Anche le istituzioni devono fare la loro parte in questo ambito. E in quello di una riforma della scuola che porti a cambiamenti reali.

Scritto da V. Dal

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Daniele Novara