Né buoni né cattivi

L'alfabetizzazione al conflitto per una nuova cittadinanza

Convegno Nazionale CPP - 12 ottobre 2019 a Milano 

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Ti amo dunque litigo

Le 7 regole per farlo meglio

«Per amarsi occorre imparare a litigare bene», dice il pedagogista Daniele Novara, che ci insegna come in “Meglio dirsele” (ed. BUR Rizzoli), manuale chiaro e schietto, di godibile lettura e facile applicazione grazie ai tanti esempi e ai test di autovalutazione. L’esperto incoraggia a non aver paura del conflitto ma di imparare a gestirlo in funzione di una comunicazione profonda, facendone un’arte. Qui in estrema sintesi le 7 regole per litigare bene e vivere una vita di coppia felice.

1) Stai sul problema, non attaccare la persona. Se i bambini tornano luridi dal parco con il papà, il problema è la lavatrice in più (che può fare lui), non la sua noncuranza: prendere di mira i difetti del partner, come se fossero indicatori della personalità, aumenta la tensione e non risolve il problema. 

2) Ascolta senza fare commenti. Una ricerca dell’Università di Harvard (2012) ha scoperto che quando parliamo di noi stessi proviamo una sensazione di piacere simile a quella del cibo o del sesso. Il commento interferisce in modo pesante su questa narrazione, specie se è provocatorio. Più che ribattere, conta conoscere le ragioni dell’altro e quel che considera un problema.

3) Prendi sul serio ma non alla lettera. «Questa giacca ti dona, ma ti sta un po’ stretta». «È il tuo modo di dirmi che sono ingrassato?». In questi casi, è saggio non attaccarsi alla singola parola ma dare credito alla buona fede emotiva per superare l’inciampo linguistico.

4) Dai informazioni, sono più utili dei consigli. «Ho visto il meteo, dove vai ci saranno 2 gradi» è decisamente da preferire a «Portati i maglioni, che lì farà freddo, poi non ti lamentare se ti ammali». L’informazione non pretende nulla, mantiene lo spazio nella coppia, garantisce il rispetto della decisione del partner, il consiglio è l’irritante pretesa di governo sulla vita altrui.

5) Fai delle proposte, funziona più che dare ordini. Alla decima cena a base di surgelati, ululare «ora basta cucino io!» provoca risentimento nel partner. «Che ne dici se mi occupo io della cucina, sai che mi piace farlo» evoca un moto di riconoscenza». Consiglio: non proporre soluzioni in situazione di alta tensione o rabbia.

6) Chiedi il permesso e non sarai considerato un invadente. «Dovrei parlarti del conto corrente che abbiamo in comune. Quando possiamo farlo?» Si chiama: atto di umiltà conflittuale ed è la rinuncia a essere invasivi o arroganti, di solito è una partenza migliore.

7) Fai solo le domande di cui non conosci già la risposta. «Ti ricordi oppure no la prima volta che abbiamo fatto l’amore?» «No, era così noioso che mi sono addormentata». La domanda manipolatoria altera il tono della risposta, la domanda maieutica muove invece dal desiderio di instaurare un dialogo. «Cosa ti farebbe stare meglio nella nostra intimità?». «Avere più tempo a disposizione e farlo quando non sono stanca». Liberatorio ed efficace.


Articolo pubblicato su La Stampa, scritto da Alessandra Di Pietro

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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