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Separati in classe

Articolo pubblicato su VPS - VOLONTARI PER LO SVILUPPO del Febbraio 2009

Separati in classe

 

Classi speciali riservate agli alunni stranieri per fornirli di competenze linguistiche ad hoc. Lo prevede la Mozione Cota, contestata dai maggiori pedagogisti italiani. Perché discrimina, non tiene conto dei meccanismi di apprendimento, ostacola l’inserimento scolastico e, per giunta, va a pesare sulle casse dello Stato.

 

La Lega Nord è riuscita a imporre al governo, peraltro già predisposto, un’ulteriore perla nel “progetto di ristrutturazione” dei rapporti fra cittadini italiani e stranieri. Di che si tratta? La Mozione Cota prevede che i bambini stranieri che non supereranno un test di apprendimento linguistico entreranno in classi “specifiche” per conseguire capacità linguistiche tali da permettere loro di seguire un programma scolastico. Dopo la raccolta delle impronte digitali ai piccoli Rom, già sottoposta al vaglio critico della Commissione europea, questa decisione mostra un ulteriore accanimento nei confronti dei minori stranieri.

Avanguardie italiane

La decisione si motiva dicendo che così gli stranieri saranno favoriti nel loro apprendimento. In realtà si va a cambiare l’orientamento complessivo della pedagogia italiana che ha promosso l’integrazione dei disabili nelle classi normali, superando le vecchie classi differenziali e garantendo a questi alunni pari opportunità rispetto ai coetanei. L’impianto sottostante l’integrazione dei disabili è lo stesso seguito per l’integrazione degli alunni stranieri. La scuola italiana si è trovata, in un decennio, di fronte a un arrivo massiccio di studenti da circa 190 paesi diversi. Ciò non ha spaventato gli operatori scolastici, che si sono rimboccati le maniche, grazie anche al supporto delle amministrazioni locali. Tante regioni hanno emanato leggi per la mediazione e la facilitazione linguistica, e per la formazione di docenti specializzati. Se oggi in certe zone d’Italia alle elementari i bambini stranieri sono al 20-30% senza creare le tensioni che troviamo in Francia, Svizzera, Germania, è merito di queste positive sinergie locali. In Italia addirittura gestiamo due fenomeni: la maggior motivazione degli alunni stranieri quanto a partecipazione e impegno scolastico, e il fatto che tra di loro si presentino sempre più spesso situazioni di eccellenza scolastica.

Metodo “full immersion”

La Mozione Cota rimette dunque in discussione il modello pedagogico dell’integrazione paritaria, in vista di una scuola divisa a strati. Curioso come non si trovi un pedagogista o un addetto ai lavori che la difenda. In effetti si tratta di un intervento legislativo realizzato senza alcun supporto tecnico- pedagogico, ma sulla base di una presunta adesione a modelli europei, come quello tedesco, il quale è però supportato da una preparazione specifica dei docenti, che è assente in Italia. Finora la nostra è stata una legislazione di buon senso, perché l’alunno straniero immesso nel contesto linguistico di accoglienza ha la possibilità, a prescindere dalla preparazione del docente, di godere del contatto diretto e quotidiano con i compagni che lo “costringono” a utilizzare la lingua ospitante. Va poi considerato che la maggioranza dei bam bini stranieri si inserisce alle elementari, fascia di età in cui la freschezza neuronale consente un assorbimento cognitivo impensabile in altre fasi della vita. Perciò il metodo dell’integrazione “full immersion” è il più efficace. Questa opinione è confermata dalle società di linguistica (come la Società Italiana di Glottologia, la Società di Linguistica Italiana, ecc.) che in un documento presentato dopo la Mozione Cota affermano: “L’acquisizione di una L2 - seconda lingua, non materna - è tanto più ‘facile’, rapida, completa quanto più giovane è l’età del soggetto apprendente, e quanto più piena è l’immersione nella nuova realtà linguistica e culturale. Tale ‘piena immersione’ facilita non solo il processo di acquisizione della L2, ma anche processi di socializzazione e di reciproca conoscenza”.

Una deriva costosa

Con la Mozione Cota si va poi a gravare sulle casse dello Stato, per formare le classi “specifiche” con alunni stranieri di varie età. Ma, come ricorda Graziella Favaro, tra le massime esperte del settore: «Una classe formata da soli stranieri che raggruppa alunni di età differenti con l’obiettivo dell’apprendimento della nuova lingua non propone agli alunni i contenuti curricolari presentati ai compagni di banco. Rischia quindi di bloccare il loro apprendimento scolastico e di demotivarli, mentre invece si impara l’italiano anche studiando la matematica o la geografia». È la prima volta, nella storia della Repubblica, che si assiste al tentativo di mettere in discussione le basi psicopedagogiche volte all’integrazione.

Articolo scritto da Daniele Novara

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