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Rigore e autorita’. Non cedete alla trappola del padre peluche

Articolo pubblicato sul Il Secolo XIX

19 Marzo 2015

RIGORE E AUTORITÀ
NON CADETE NELLA TRAPPOLA DEL PADRE PELOUCHE

Nè pelouche, né padroni. Né coccole, né botte. Quello che Daniele Novara, pedagogista, direttore a Piacenza del Centro Psico Pedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, propone come modello per questi tempi complicati, è «il padre educativo».
Diciamo, prima di tutto, cosa non è: ovviamente, non è un padre che picchia. «La crudeltà genera crudeltà» dice Novara «pensare di combattere gli atti crudeli degli adolescenti menando i figli e riempiendoli di zoccolate è una stupidaggine ed è completamente inefficace». «La società non guadagna nulla da questo» aggiunge «se non l’andare a peggiorare la situazione e trovare una generazione sempre più cattiva». «Per chi vuole riportare indietro l’orologio della storia il prezzo è alto» continua «si deve, invece, educare il genitore: il rigore, necessario nell’educazione dei figli, non vuol dire mortificazione. Le regole devono essere chiare, come anche il gioco di squadra. Non manifestare fragilità emotiva».
Per Novara, che ha pubblicato di recente il libro “Urlare non serve a nulla” (Bur, 13 euro, 285 pagine) è anche una questione di fasi: «L’adolescenza è il momento del padre: deve essere un negoziatore, non deve mortificare, deve rispettare i figli». Senza, però, cadere nell’altro estremo, quello del “padre pelouche”, teorizzato dallo stesso Novara. Il termine, che rende molto bene il concetto, identifica un modello di padre «lontano da quello normativo, il papà di una volta, per intenderci. È la versione anti- tetica del padre padrone». Però: «Tanto il padre padrone era insopportabile per i tratti anaffettivi, tanto questo nuovo modello si sforza di essere gradevole, disponibile, affettuoso, disposto all’ascolto e desideroso di essere ascoltato». I figli, però, non vogliono quello: «Vogliono persone che abbiano una forte matrice educativa. E quel rigore va mantenuto, perché permette di essere una risorsa per fare argine e, quindi, costituire una sponda per i figli».
Ecco, dunque, il padre educativo che deve, prima di tutto, «fare resistenza». Un tema «sgradevole, è vero, ma utile per la configurazione che si va a costruire». In pratica, il papà educativo «sa liberarsi di arcaismi e nostalgie storiche, ma non vuole essere un bancomat per i figli, sa dire dei “no”, ma sa spingere al coraggio». Supera, in pratica, quella promiscuità che vede i padri ubriacarsi con i figli: «Oggigiorno è in crisi il concetto di autorità, la figura del padre è svantaggiata. Oggi viviamo nell’epoca del potere: anni fa l’autorità era riconosciuta, i papi non si dimettevano». A proposito di papi: cosa pensa Novara dell’invito alla sculacciata di Papa Francesco? «Le punizioni fisiche appartengono all’epoca del padre-padrone e ne è stata dimostrata l’inutilità. Picchiare i figli è rompere il patto di affidamento che si fa con loro: gli adolescenti si fidano di noi, ma solo al di fuori della crudeltà». 

Scritto da E. Nieddu

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Immagine laterale Il Secolo XIX 19 marzo 2015