Recensione “Bambini invisibili” (Roberto Farnè, a cura di Lucia Balduzzi)

Di: Claudia Biasol

Il lockdown dell'infanzia

I bambini sono invisibili da tempo, questo ci ricorda Roberto Farnè, docente di pedagogia a Bologna e curatore assieme a Lucia Balduzzi di questo volume.

Durante la pandemia i piccoli sono stati privati del nido, della scuola, è stato impedito loro di uscire ma nessuno si è accorto che non c’erano bimbi per le strade.

I bambini sono stati addomesticati dentro un confinamento che ha proibito loro di respirare all’aria aperta (cosa peraltro concessa ai cani), di dialogare vis a vis con i pari, di correre e fare movimento. Ancorati alle stanze di un appartamento, i più fortunati dentro una casa più grande, hanno condiviso con gli adulti ogni istante della quotidianità: mentre tagliano i capelli al loro papà, fanno il pane, cuociono le zucchine, indossano guanti e mascherina per emulare il mondo visto da un teleschermo.

La scuola non è riuscita a dialogare in maniera efficace con la famiglia e la fatidica DAD ha creato più che altro desolamento nei piccoli abituati a contatti veri e personali.

L’isolamento li ha costretti a stare dentro logiche diverse dalla quotidianità abituale.

Gli autori del volume ripercorrono tutta la fatica che i bambini hanno dovuto sopportare ma anche la necessità di non riprendere la cosiddetta “normalità” facendo rimanere i bambini invisibili come prima, come durante.

Farnè è convinto che qualcosa potrà cambiare:

“le teorie sulla resilienza ci hanno insegnato che i traumi non sono necessariamente condanne, ma situazioni da cui è possibile imparare”.

Ce lo auguriamo tutti quanti.

 


Recensione di Claudia Biasol pubblicata sulla rivista Conflitti, numero 3-2021

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