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L'alfabetizzazione al conflitto per una nuova cittadinanza

Convegno Nazionale CPP - 12 ottobre 2019 a Milano 

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Punizioni? No grazie, sono solo pratiche arcaiche

Educare significa aiutare a crescere.

Durata: tempo di lettura 2 minuti

Educare non è raddrizzare. Educare è aiutare a crescere.
Ecco perché forme arcaiche di presunto insegnamento, come le punizioni, non servono nel percorso di maturazione di un piccolo.

Punire non ha nulla a che fare con l’educazione”, spiega Daniele Novara, tra i più autorevoli pedagogisti europei. 
Le punizioni sono elementi estranei al processo educativo che non favoriscono la sana crescita dei bambini”.

CASTIGO=MORTIFICAZIONE DEL PICCOLO
Urla e punizioni sono derivazioni inutili del genitore sopraffatto dall’emotività. “Armi spuntate” nel cammino educativo che si rivelano sicuramente inutili e, spesso, anche controproducenti. “Mettere un bambino in castigo significa insegnargli la mortificazione. E’ quasi come dirgli che è sbagliato. E, alla fine, i genitori sono anche frustrati perché non ottengono i risultati sperati».
L’alternativa? Per esempio, fare gioco di squadra tra genitori e organizzarsi per parametrare le richieste e i comportamenti dei piccoli in base alla loro età.

SBAGLIARE PER CRESCERE
Bambini e adolescenti devono avere il lusso di poter sbagliare. Si tratta di momenti essenziali nella crescita di ogni essere umano. Il compito degli adulti è educarli, non punirli. I castighi possono insegnare loro a trattenersi dal fare una cosa scorretta ma non insegnano l’auto-regolazione. Inoltre, danno l’idea di un genitore vittima della sua stessa emotività.

PASTICCI? TUTTO SOTTO CONTROLLO  
I piccoli sono pasticcioni o distratti? È normale, tutto sotto controllo verrebbe da dire. Sgridarli per questi motivi non ha senso: “Sarebbe come rimproverarli perché si comportano da bambini» aggiunge Novara. I genitori devono, al contrario, capire le situazioni e gestirle senza farsi prendere dal panico o da atteggiamenti controproducenti come la rabbia.

QUEL BISOGNO DI ATTENZIONE DIETRO I CAPRICCI
“Dietro un capriccio, spesso, c’è il bisogno di richiamare l’attenzione della mamma”, spiega il pedagogista. “Invece di arrabbiarsi, conviene non dare peso eccessivo e, soprattutto, evitare il muro contro muro”. Magari spostando l’attenzione del piccolo.

SILENZIO ATTIVO E FORMATIVO
L’educazione è il frutto di una buona organizzazione, non di lunghe prediche. L’adolescente mente sulla scuola o una bambina è aggressiva con la mamma? “Suggerisco la tecnica del silenzio attivo” consiglia Novara. “Consiste nel dichiarare apertamente che si è stupiti di un certo comportamento. E che si resterà un po’ in silenzio per pensarci: pochi minuti con i piccoli, di più con i ragazzini. Se condiviso da entrambi i genitori, questo metodo spiazza e aiuta il figlio a riflettere”.

Contributo del pedagogista di Daniele Novara sul tema della punizioni, 16 marzo 2019

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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Articolo del pedagogista Daniele Novara sul tema della punizioni - marzo 2019
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