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L'alfabetizzazione al conflitto per una nuova cittadinanza

Convegno Nazionale CPP - 12 ottobre 2019 a Milano 

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Partire o non partire

Cosa rispondere a un figlio adolescente quando chiede di andare in vacanza da solo.

Ci siamo! L’estate è in arrivo, ma quest’anno c’è qualcosa di più da mettere in conto. Perché quest’anno vostro figlio è ormai un adolescente e per la prima volta vi ha chiesto di andare in vacanza da solo. Panico o felicità? Paura o soddisfazione? Un po’ tutt’e due.

È una richiesta che prima o poi ci si aspetta, ma che comunque lascia i genitori spaesati. A questo punto cosa si fa? Come si fa? E soprattutto cosa gli o le si risponde?

Sappiamo che i ragazzi sono già abituati a trascorrere qualche notte fuori casa, perché sono stati ospiti da qualche amico oppure a una gita di classe o dai nonni per il fine settimana. Insomma, un minimo di esperienza nel dormire da soli l’hanno fatta. Ma adesso siamo ad un bivio e ad un bivio importante perché la vacanza indipendente non va sottovalutata, ma anzi è un’occasione da valorizzare il più possibile. 
Di sicuro la voglia di andare via senza genitori è una richiesta più che lecita per un adolescente che può letteralmente muoversi, valutare le proprie risorse e conoscere i propri limiti. Con le dovute attenzioni e negoziazioni, i genitori devono decidere in che termini il viaggio può essere concesso. Cercando il più possibile di mettere d’accordo tutti: sulla meta, sul budget e magari sugli eventuali compagni di viaggio.

Come? Con fiducia e soprattutto con serenità perché se non siamo tranquilli noi per primi, come possono esserlo loro, ansiosi di partire per la prima avventura?

Non c’è un’età precisa per il viaggio. Verso i 15 anni, di solito, è più che comprensibile. Spesso ripetiamo ai figli che li vogliamo indipendenti, che “facciano da soli” e quando poi davvero ce lo chiedono, non è che ci si possa tirare indietro! È importante accettare con entusiasmo il loro desiderio di esplorare il mondo, ma per evitare che si lancino a capofitto in realtà che non conoscono, meglio lasciar perdere posti di mare dove il giro delle discoteche è la proposta più gettonata. Ottimo se si riesce a scegliere una soluzione sportiva o creativa (musica, teatro) oppure legata ad associazioni ambientali. Ma anche semplicemente una vacanza per imparare una lingua all’estero: l’importante è che ci sia qualcosa da fare/da imparare insieme. Perché i ragazzi possano essere liberi, ma comunque accompagnati verso un obiettivo. Se invece c’è la possibilità per gli adolescenti di fare qualche lavoro mentre si è via, va più che bene! Imparano così a guadagnarsi qualcosa, anche perché la gestione dei soldi diventa importante nella vacanza: per capire quanto si ha a disposizione e per imparare a farseli bastare rispettando il budget pianificato.

Per la vacanza da coppiette magari si può aspettare. Difficile da far capire ai ragazzi, ma se si riesce a rimandare di qualche anno è meglio per tutti.

E poi, il più è fatto! C’è da preparare la valigia… e che lo facciano da soli, se proprio si vuole con un controllo dei genitori prima di chiuderla. Come ultima cosa, indispensabile mettersi d’accordo su quante volte ci si sentirà. Va bene qualche telefonata, qualche foto, ma non esageriamo. È la loro prima vacanza: è giusto che sia tutta loro!

Articolo di Paola Cosolo Marangon pubblica sul quotidiano Libertà, 31/05/2016

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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