Paghetta sì o paghetta no?

Articolo pubblicato su "Libertà", 17/08/2016

Un soldino per crescere. E' preferibile un fisso settimanale al "genitore bancomat".

I figli delle famiglie italiane sono quelli con le mani più bucate ricevendo più soldi dei loro coetanei europei (siamo battuti solo dall'Austria). E' un dato, calcolando la situazione di crisi con una disoccupazione giovanile del 40%, decisamente imbarazzante. Il nostro stesso Governo, negli ultimi anni, ha chiesto a tutti di spendere, non di risparmiare, di contribuire cioè alla crescita economica col consumismo. E così, sul fronte educativo, i comportamenti prevalenti oggi sono questi: se il bambino vuole qualcosa facciamo in modo che lo comperi, se il ragazzo esce la sera deve avere una certa quota di soldi. Nonostante magari i genitori stessi non abbiano in tasca una cifra analoga.
I bambini cominciano ad acquisire una capacità di riconoscimento dei soldi attorno al sesto, settimo anno di vita; in un'età in cui le competenze mentali necessarie sono ancora precarie e confuse a pensieri magici e concretistici. Solo intorno ai 10, 11 anni, i ragazzini e le ragazzine sono in grado di capire il senso del denaro. Consegnare una paghetta settimanale è allora decisamente meglio del genitore bancomat.
La paghetta deve servire anche per la ricarica telefonica, deve servire praticamente per tutte le spese che un ragazzino o una ragazzina necessita. Nnon bisogna lasciare fuori delle spese, se non quelle di sopravvivenza: il cibo, i vestiti, gli oneri scolastici. Ma per il resto ci deve essere dentro tutto. 
Per cui a 11-12 anni 5 euro sono sufficienti, con la prima superiore si può passare a 10 e poi si può anche alzare quando si presentano i primi allontanamenti organizzati con gli amici, le prime vacanze di gruppo.
La paghetta spesso viene data o incrementata in virtù  di alcuni servizi che il figlio può compiere dentro casa: si tratta di una modalità che ha degli aspetti positivi e altri negativi.
Ci sono attività domestiche che devono rientrare nella routine: il ragazzo non può essere pagato perché sparecchia la tavola o perché aiuta i genitori nei lavori di casa, o perché riordina la sua stanza. Esistono dei principi di convivenza che valgono anche per un 16enne o per un 17enne. Ognuno deve contribuire a gestire la casa nella condivisione dei compiti. Trasformare tutto questo in un riconoscimento economico lo trovo francamente equivoco.
Ci sono però delle attività lavorative, specialmente collegate al lavoro dei genitori, ad esempio in campagna, in un'officina ecc., che, specie d'estate quando il ragazzino non è a scuola, meritano un riconoscimento economico.
Sono molto utili, ma devono essere esperienze lavorative vere e proprie, non certo di condivisione dei compiti di gestione della casa. Anzi, io davvero invito i genitori che hanno attività lavorative a far fare delle esperienze ai figli: è sempre un momento altamente formativo, specialmente d'estate. In questi casi, terrei la paghetta, e poi aggiungerei un di più, relativamente all'attività lavorativa intrapresa dal ragazzo o dalla ragazza.


In sintesi:

  • La paghetta consente ai figli di avere un limite nell'uso dei soldi e di imparare a gestire il denaro senza continuare a chiedere agli adulti.
  • L'età per la paghetta inizia con la fine dell'infanzia, ossia con la pre-adolescenza e coincide sostanzialmente con l'ingresso alle Scuole Secondarie di primo grado.
  • E' il padre la figura più significativa per gestire la paghetta, in quanto il paterno rappresenta quella possibilità di allontanarsi in modo regolamentato dal nido materno che è tipica dell'età infantile. Nel caso di presenza esclusiva della madre occorre che la stessa proceda comunque in una logica paterna, senza compiacenze protettive o di iper-accudimento.
  • Le cifre sono sobrie. Si inizia con poco e poi si cresce. A 11-12 anni 3-5 euro alla settimana sono sufficienti. A 17 anni, 20 euro vanno bene. La cifra deve comprendere tutto quello che serve all'autonomia dei ragazzi e delle ragazze in modo che non abbiano ulteriori richieste se non per situazioni eccezionali.
  • Meglio una cadenza settimanale che aiuta a gestire i soldi in un arco di tempo sostenibile. Un mese appare una misura troppo lunga e impegnativa.

 

Articolo di Daniele Novara, pedagogista, daniele.novara@cppp.it

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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