Mamma, avanti tutta!

Articolo pubblicato su Scuola Genitori

2 Febbraio 2015

Il 2 febbraio, alla Scuola Genitori
Mamma, avanti tutta!

La sala è piena. Genitori, mamme soprattutto, riempiono l’Auditorium Don Bosco nella serata dedicata all’ansia e a come proteggere se stesse e i figli dall’eccesso di preoccupazione materna.
La psicologa e psicoterapeuta Silvia Vegetti Finzi, insieme al pedagogista e direttore del CPP Daniele Novara, che la presenta, mette in chiaro il problema: “L’ansia delle mamme è più che naturale e comprensibile, ma se supera certi limiti diventa un pericolo. Perché frena l’autonomia. E senza autonomia come fanno i figli a crescere?”. Ad ascoltare tante persone, segno evidente che l’emotività la fa da padrona nelle famiglie. E i dialoghi dei genitori nella vita di tutti i giorni lo confermano: “ Come va il bambino? …Adesso sembra tranquillo, ma mi aspetto il peggio”. La risposta puntuale. Oppure “Bene per ora. Vedremo nell’adolescenza”. Dice una mamma con figli di 3 e 5 anni. Ecco perché si parla di ansia, ecco perché più che genitori, Vegetti Finzi li definisce vulcanologi.
D’altra parte è vero che oggi abbiamo paura del futuro. Vorremmo garantire una fiducia nel domani che abbiamo perso e tutto questo crea un eccesso di investimento sui figli. Ma come muoversi allora se la catastrofe è annunciata? Con quale metro prendere le misure?
Prima di tutto, con consapevolezza: l’adolescenza dei figli è una sfida per tutta la famiglia, è un’emozione collettiva che implica un compito impegnativo, quello di invertire la rotta.
Metafora marinara che ben rende l’idea, perché i genitori non devono più trattenere ma lasciar andare. Non da un giorno all’altro, considerando in ogni singolo caso le variabili e il contesto, ma non c’è dubbio: la corda va allentata, fino a staccare gli ormeggi.
Ed è altrettanto ovvio che la mamma ansiosa ha le sue ragioni perché vede suo figlio cambiare improvvisamente, sia dal punto fisico che psicologico. L’evoluzione però è naturale e mira a rompere la dipendenza dalla prima infanzia.
Si può capire allora perché l’adolescente con mamma e papà tace! Non risponde alle loro domande, mentre parla facilmente con i suoi amici perché adesso il vettore prioritario delle sue relazioni è quello dei coetanei. Coetanei che sono per lui una grande risorsa così come l’adolescenza deve essere vista come una grande opportunità perché permette di fare delle scelte. Ed è attraverso queste decisioni che il bambino/ragazzo costruisce la propria identità.
In questo circuito di rapporti la famiglia non deve essere luogo di stagnazione, ma adattarsi senza timori ai cambiamenti, concedendo al figlio la possibilità di sbagliare, di essere infelice, di rischiare perché anche tutto questo serve a crescere.
Il discorso viene approfondito, con esempi, con domande, con storie di vita vissuta, con citazioni di chi si definisce da genitore “migliore amico di mio figlio”. Ma si è mai sentito un figlio dire la stessa frase?
Ecco quindi il punto di arrivo: è fondamentale riuscire a mantenere le distanze all’interno della famiglia. Il padre faccia il padre e il figlio il figlio. Idem per la madre. “Perché la vita dei figli non è la loro!”. Silvia Vegetti Finzi mette un punto esclamativo sulla frase, perché davvero forse questa è la chiave di tutto. Allora che la nave prenda il largo, che si alzino le vele e ce la possiamo fare. Avanti tutta!

Scritto da Barbara Scarioni

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