Né buoni né cattivi

L'alfabetizzazione al conflitto per una nuova cittadinanza

Convegno Nazionale CPP - 12 ottobre 2019 a Milano 

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Le chat dei genitori fanno male ai figli

La circolare che invita a usare meno (e meglio) WhatsApp.

«Grazie, ce n’era davvero bisogno». Sorride Nicoletta Latrofa, da sei anni dirigente scolastica dell’istituto Giovanni Fattori di Rosignano Marittimo. «Molti genitori mi hanno ringraziato, è un buon segno». Non se lo aspettava, lei che qualche giorno fa ha mandato la circolare numero 141 alle famiglie dei suoi quasi 700 studenti. Non un obbligo, ma una richiesta, anzi, «un invito ad una seria riflessione». Su cosa? I gruppi WhatsApp, quelli dei genitori però, non quelli dei figli. Quelli che ogni pomeriggio in tutta Italia si animano in dibattiti virtuali che partono dalla richiesta di compiti per il figlio smemorato e finiscono, se va bene, con lo smontare pezzo per pezzo la scuola, i professori, la didattica. «Se va male, partono risse e insulti», dice la preside.

Ecco quindi il suo invito: «Consideriamo il gruppo semplicemente per quello che è, ovvero un veloce mezzo di diffusione di informazioni smart e non il surrogato del sano, meraviglioso, insostituibile contatto umano». Non è una battaglia contro la tecnologia, spiega lei alla soglia della pensione («Ma ci terrei a rimanere un altro anno per concludere il mio lavoro»). «Anzi, il nostro è un istituto che usa il tablet come strumento di apprendimento». Ma, sottolinea, «queste sono famiglie di genitori molto giovani di figli nativi digitali che sanno usare benissimo gli smartphone, ma hanno bisogno di regole di comportamento e noi come scuola dobbiamo dargliele: i ragazzi devono assumersi le loro responsabilità, imparare dai loro sbagli».

Quindi, stop ai genitori che corrono in soccorso se il figlio dimentica la merenda o che passano il pomeriggio a chiedere le foto delle fotocopie «perché ho la figlia distratta». Così «non si fa il bene dei ragazzi, li si danneggia, lasciamoli crescere, è proprio alle scuole medie che cominciano a imparare le regole».

Anche perché «in classe ci vanno i figli, non padri e madri», considera anche Daniele Novara, pedagogista, scrittore e direttore del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza, nonché fondatore della «Scuola dei genitori». Definisce «devastanti» i gruppi WhatsApp («Ormai materia per cabarettisti») dove «un graffio di una bimba a scuola diventa un attentato terroristico, nascono come gruppi di servizio e poi diventano di “servizievolezza”, dove si enfatizzano cose naturali della vita scolastica dei figli facendole diventare tragedie».

Novara ricorda invece che «il ruolo del genitore è di creare le condizioni perché il figlio frequenti la scuola, non frequentarla al suo posto: questa è un’indebita ed eccessiva intromissione che non va bene e che spesso viene legittimata dalla scuola: l’equivoco più grosso sono i gruppi WhatsApp di genitori e docenti». 

Invece i ragazzi hanno bisogno di chiarezza, «di distinzione netta dei ruoli», aggiunge la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, che il prossimo settembre dal Comune di Magenta farà partire la prima Scuola di alta formazione famigliare: «Le chat dei genitori aggiungono altra confusione creando danni profondi nelle relazioni studenti-insegnanti». 

Però i «grazie» che la preside Latrofa ha ricevuto forse dimostrano che non tutto è perduto. «Queste chat la dicono lunga sul bisogno di dialogo e confronto che madri e padri hanno, perciò serve un lavoro di gruppo tra famiglie ed educatori: insieme avremmo un potenziale educante eccezionale che potrebbe combattere tanti disagi di queste generazioni».

Articolo di Claudia Voltattorni pubblicato su corrieredellasera.it, 28/05/2017

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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