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La sfida educativa dei nostri giorni

Articolo pubblicato sul n°1-2015 di "Un pediatra per amico"

1 Gennaio 2015

Tablet e smartphone: l’ultima sfida educativa
La sfida educativa dei nostri giorni
Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di scegliere il modo giusto di usarla

Sull’universo della tecnologia digitale ognuno ha la propria opinione: tablet, smartphone, ereader, lettori di musica, lavagne interattive, navigatori satellitari, videogiochi, videoschermi, connessioni veloci… si tratta di un mondo complesso, articolato, che evolve a velocità impressionante e, soprattutto, relativamente recente. Vent’anni fa non esistevano i cellulari e Internet era riservata ai militari; oggi da uno smartphone puoi essere in relazione con chiunque in ogni parte del globo, e recuperare informazioni su qualsiasi cosa. Si tratta di una trasformazione epocale, di cui è difficile prevedere gli esiti e su cui è anche più difficile realizzare analisi accurate e approfondite. E così ognuno tende a sviluppare una propria opinione personale e a lasciarsi guidare dalla proposta più allettante, da chi grida più forte, da chi si propone meglio.

QUALE STRATEGIA DI FRONTE AL DIGITALE?

Chi scrive è un pedagogista e si occupa dei processi educativi legati all’apprendimento. Da questo punto di vista allora, di fronte a un fenomeno dilagante che tocca estremamente da vicino bambini e ragazzi, e soprattutto interviene sui processi di apprendimento, la mia domanda è: quale strategia educativa, che si fondi su analisi e dati scientifici e accurati e non su opinioni personali, occorre mettere in atto di fronte alla tecnologia digitale e a tutto ciò che ne è collegato? È chiaro che anch’io ho una mia opinione sull’argomento ma non è questo il punto. Non si tratta di demonizzare la tecnologia o di ignorarla: il navigatore è uno strumento molto utile e interessante; la tecnologia applicata all’automobile è sempre più efficace e offre nuovi garanzie di sicurezza e rendimento. Ma, detto questo, il punto è: qual è l’età in cui, anche la macchina più controllata e automatica, può essere guidata? Quali sono le esigenze e le capacità psicoevolutive di un bambino, di un preadolescente ecc., che consentono l’accesso alla tecnologia senza il rischio di produrre danni o difficoltà di crescita e sviluppo? Perché questa è la vera questione educativa e, anche correndo il rischio di apparire arretrati agli occhi dei fautori dello sviluppo a ogni costo, chi si pone il problema della crescita dei bambini e dei ragazzi non può evitare di confrontarsi con l’argomento. Nella mia esperienza di consulente pedagogico osservo come queste questioni assillano i genitori: “Passa le sue giornate a digitare sul telefonino… lo lascio fare?”, “Mi stressa perché tutti i suoi compagni hanno i videogiochi e lui no... diventerà un escluso?”, “Va male a scuola… però è così bravo a smanettare sul computer!”, “Ha conosciuto un ragazzo in chat e vuole incontrarlo. Cosa devo fare?!?”, “Come posso proteggerla dai rischi della navigazione ora che ha in mano uno smartphone?, D’altra parte ora va a scuola da sola, devo poterla contattare…”. Certo, non tutti gli adulti si pongono il problema. Ho osservato in pizzeria un padre e un figlio mangiare insieme immersi ciascuno nel proprio universo digitale (forse si parlavano via chat?!); ascolto madri che per stare un po’ tranquille, magari al computer, consegnano i figli a un tablet (“È l’unico momento in cui sta un po’ fermo!”); scopro di bambini che si trovano il pomeriggio a giocare insieme con i videogiochi (“Così almeno non litigano!”). La tecnologia cattura la nostra attenzione e ci disconnette dalla realtà, consente una fuga da ciò che è problematico e complesso.

QUANTO CI FA BENE QUESTO?

Quanto è utile alla crescita dei nostri figli? Dobbiamo inoltre fare i conti con un’evoluzione vorticosa degli strumenti che, senza lasciarci il tempo di individuare strategie educative efficaci sulle questioni che ci assillavano solo pochi anni fa (quanta Tv al giorno posso lasciargli guardare?) ci pone problematiche sempre nuove: avevamo appena finito di individuare il parental control più efficace per evitare che il nostro figlio undicenne navigasse in Internet senza controllo, che WhatsApp ha fatto capolino nelle nostre vite familiari spostando la questione dal personal computer al telefonino e sbaragliando filtri e controlli.

Scritto da Daniele Novara (daniele.novara@cppp.it)

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Immagine laterale UPPA n°1-2015