La fantasia che aiuta a crescere

Spazio all’immaginazione.

Non c’è niente nel tuo piatto. Smettila di volermi far mangiare per finta. Sei grande, hai già 5 anni. Fai l’ometto! Vieni che facciamo un bel puzzle e giochiamo a memory”. “Ma con chi parli? Stai bene? Non c’è nessuno! Avrà qualcosa (rivolto alla mamma)? Parlava da solo e diceva di venire a fare la doccia. Ma a chi lo diceva?” Ecco due esempi di pensiero magico infantile. Il primo è il classico gioco di far mangiare alla nonna una pappa immaginaria preparata nel tegamino dei giochi con una precisione meticolosa e l’entusiasmo del vero cuoco. L’altro è l’amico immaginario che “una volta” i bambini avevano quasi tutti e che oggi l’invasione dei video schermi ha ridotto drasticamente.

Per tutta l’infanzia il pensiero infantile è di questo tipo, ossia magico. Più forte nei primi 6 anni ma presente anche fino al decimo. In cosa consiste? Proprio come Harry Potter: “La magia, prodotto diretto del realismo infantile, è la credenza stessa del bambino di poter comandare le cose. Il pensiero magico permea la psicologia del bambino per tutto l’arco dell’età prescolastica e determina il suo modo di porsi di fronte alla realtà” . Non esiste infanzia senza tutto questo. Voler accelerare i tempi verso obiettivi precoci con l’idea, tipica di alcuni genitori, che “tanto i bambini sono come noi”, crea solo inutili sofferenze. L’onnipotenza magica rappresenta un espediente cognitivo eccezionale per stare dentro un mondo troppo diverso, troppo grande, troppo incomprensibile. “Dico “bubabu” e il buio non mi fa più paura”. “Prendo il pupazzo e diventa il mio dinosauro da difesa personale”.

Sminuire tutto questo in funzione di una maturità che non c’è ancora e non ci deve essere ancora, trasforma l’impegno educativo in un’anticamera di una età adulta che verrà tantissimi anni dopo e che è dannoso anticipare. Il pensiero magico costruisce il mondo dei bambini e più lo assecondiamo più loro assorbono tutti gli apprendimenti possibili di questa età. Non è una falsificazione ma un modo di aderire alla realtà trasformandola secondo i parametri corrispondenti a questa fase della vita. Si tratta di una forma particolare di intelligenza tipica dei primi anni.

Usando ad esempio il pianto come un atto magico il bambino ottiene qualcosa e struttura la fiducia nel mondo attorno a sé. Viceversa se noi adulti piangiamo esprimiamo solo tristezza. Il pensiero magico risolve problemi che altrimenti sarebbero ingestibili: nasce un fratellino e i genitori sono concentrati su di lui. La gelosia è forte. Matilde giocando a fare mamma e papà stempera la paura di essere trascurata nell’atto magico. I bambini che possono vivere questa dimensione senza essere continuamente corretti e rimproverati stabiliscono un contatto profondo e creativo con le proprie risorse e sono più felici.

Scritto da Daniele Novara pubblicato sul quotidiano Libertà il 19 agosto 2015

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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