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Il pensiero magico infantile

Editoriale di "Donna Moderna", 22/03/2016

C'è quello che mangia di gusto da un piatto vuoto. L'altra che chiacchiera di continuo, anche se nella sua camera non c'è nessuno. Sono due esempi di pensiero magico infantile: il gioco di assaggiare una pappa finta preparata nel tegamino giocattolo, quello dell'amico immaginario che una volta quasi tutti i bambini avevano e che oggi l'invasione dei video schermi ha quasi estinto. Per tutta l'infanzia il pensiero infantile è magico, proprio come nei romanzi di Harry Potter. La magia è la credenza di poter comandare le cose con le parole o con i gesti: una maniera perfetta per stare dentro un mondo troppo diverso, troppo grande, troppo incomprensibile. "Dico bubabu e il buio non mi fa più paura", "Prendo il pupazzo e diventa il mio dinosauro da difesa personale". Il pensiero magico permette ai bambini di vivere la realtà alla loro misura e di imparare spontaneamente tutto quello che serve. E' l'intelligenza dei primi anni che risolve i problemi che altrimenti sarebbero ingestibili. Per esempio, nasce un fratellino e i genitori sono concentrati su di lui. La gelosia è forte. La bambina, giocando a mamma e paà, stempera nell'atto magico la paura di essere trascurata. I piccoli che possono vivere liberamente questa dimensione stabiliscono un contatto profondo e creativo con le proprie risorse e sono più felici. Non dimentichiamolo!

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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