Né buoni né cattivi

L'alfabetizzazione al conflitto per una nuova cittadinanza

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Gioco di squadra. Vince.

Articolo pubblicato su Scuola Genitori di Milano

9 Marzo 2015

Il 9 marzo, alla Scuola Genitori
Gioco di squadra. Vince.

Non è vero che i padri di oggi sono assenti! Basta dare un’occhiata alla sala piena dell’Auditorium Don Bosco, nella serata dedicata ai papà, per capire che l’interesse da parte dei padri verso i figli c’è e c’è anche tanta voglia di aiutarli a crescere. Paolo Ragusa, counselor e formatore CPP, è pronto a dare risposte ai dubbi dei genitori, a chi è separato e non sa bene come comportarsi, a chi chiede cosa fare con figli maschi e femmine, a indicare in pratica la strada da seguire nelle varie età evolutive, quando tutta la famiglia è coinvolta nel cambiamento, e non è sempre facile.

Partiamo da qualche decennio fa. Prevaleva un contesto autoritario: ecco il padre figura centrale, con un forte ruolo di dominio. Ruolo che oggi non va più bene, che non piace più. Così si è passati attraverso una bonifica radicale e a un’inversione di rotta fino ad arrivare a una relazione organizzata sulla centralità del figlio. “Cosa ne dici?”, “Cosa facciamo?” sono domande rivolte ai bambini/ragazzi che si trovano in una situazione estrema, con un padre peluche troppo dedicato e focalizzato su di loro. Ma allora, cosa deve fare il papà per essere valido e funzionare dal punto di vista evolutivo?

Qui si gioca la questione. E non c’è da recuperare nulla, ma da costruire qualcosa di nuovo. L’obiettivo è favorire l’autonomia dei figli, utilizzando bene il conflitto perché è fondamentale che il padre sia competente proprio nel conflitto, dove ci sono reciprocità e distinzione, dove si tiene conto dell’altro.

Ma non solo. È importantissima anche una logica di coesione con l’altra figura della coppia, è indispensabile un gioco di squadra che implica un costante riferimento alla madre. La coesione genitoriale deve essere la base di ogni scelta educativa e un padre è utile alla crescita quando c’è una madre capace di chiamarlo in gioco.

La svolta nei ruoli genitoriali avviene nella preadolescenza e adolescenza, momenti in cui il padre serve di più perché è essenziale nell’allontanamento. Ci si arriva più o meno gradualmente così: nel primo anno di vita il papà è sostegno alla madre e protezione dall’esterno. Durante l’infanzia, è soprattutto la misura di riferimento. Poi il suo ruolo diventa più consistente: aiuta il figlio nella scoperta, nel non aver paura del nuovo. A lui genitore spetta la regolazione, cioè deve prima definire i divieti e poi assumere il ruolo di bussola, di segnaletica per il bambino e dire per esempio “In caso di, devi fare….”. E quanto sono importanti queste indicazioni!

Si arriva crescendo alla chiave di volta che è la ricerca di autonomia. L’obiettivo è che il figlio abbia la possibilità di dire “ce l’ho fatta!”. Questo momento è determinante, perché tutto quello che può fare da solo un bambino lo deve fare, perché deve diventare autonomo, e Ragusa ci tiene a sottolineare che indipendente non è autonomo, c’è una netta differenza tra indipendenza (ad esempio nell’usare un computer da solo) e autonomia. Da aggiungere infine c’è l’ambito della socialità che attraverso il padre punta ad essere evoluta, non è più la dualità della madre, ma anzi tende ad includere gli altri in un nuovo senso di appartenenza.

Nell’adolescenza quindi il padre è un po’ come un faro, ben piantato sulla terraferma. Non insegue il figlio, consente la sua uscita al largo, ma anche il suo rientro (e la frase spesso urlata in famiglia “se esci non rientri più!”, non va bene!). L‘allontanamento infatti va favorito e garantito. Come? Con regole, con il sostegno ai progetti dell’adolescente e con la resistenza, mentre la madre mantiene sempre un forte e decisivo ruolo affettivo. È importante guardare avanti, non guardare il nostro ombelico! Con coraggio il padre presidia il futuro, la madre il passato, ed entrambi aiutano i figli a crescere. Sapendo lasciare uno spazio aperto “…sono con te, anche se non so dove ti porterà questo…”, senza paura, perché il padre che non sbaglia è il padre che sbaglia davvero.

Scritto da Barbara Scarioni

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Immagine laterale SG 9 marzo 2015