Giocare (insieme) e’ bello. E fa crescere

Articolo Pubblicato su Donna Moderna

1 Dicembre 2014

GIOCARE (INSIEME) È BELLO. E FA CRESCERE

Esplorare il mondo, se stessi e gli altri.
Ma anche scoprire, costruire e trovare soluzioni. Due esperti spiegano perché, così, un bambino diventa grande

Un minore che è stato amato, rispettato, ascoltato e che ha giocato diventerà un adulto maturo». Esordisce così, parafrasando il grande neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea, la psicologa Maria Rita Parsi, presidente di Movimento Bambino. Una Onlus che, in collaborazione con il Moige (Movimento italiano genitori), i Musei dei bambini di Milano, Roma e Napoli e Kinder Sorpresa (che festeggia i 40 anni) ha promosso il ciclo di incontri Giochiamo insieme tutta la vita. «Trovare ogni giorno un momento per sedersi con i figli a fare un disegno, una costruzione o le coccole alla bambola vuol dire condividere un’esperienza apparentemente piccola ma preziosa. Che contribuisce alla costruzione della relazione genitori-figli» spiega l’esperta. «Da una nostra indagine, invece risulta che solo 4 adulti su 10 giocano con i loro bambini. Gli altri li spingono a divertirsi da soli o insieme ai nonni o alla babysitter». Con l’aiuto di Maria Rita Parsi e di Daniele Novara, pedagogista e consulente familiare del Centro piscopedagogico di Piacenza (www.cppp.it) riflettiamo allora sulle buone regole da conoscere perché questa esperienza diventi più bella e formativa.

«Alla base dell’apprendimento infantile c’è sempre l’attività ludica» spiega Daniele Novara. «Per il bambino l’esplorazione del mondo e di se stesso non può che avvenire in forma spontanea e senza secondi fini, nella logica di una continua scoperta e sorpresa. È questa l’essenza del gioco. Tutto comincia dai primi mesi di vita, quando il neonato scopre il corpo della madre, poi le proprie mani e, via via che diventa grande, gli oggetti che lo circondano, la casa e, infine, i coetanei. Per lui queste azioni non sono altro che una fonte di piacere continuo». E mamma e papà le possono condividere. Soprattutto man mano che il bambino cresce. Per esempio, a 6-8 mesi, quando il piccolo riesce a stare seduto, la mamma può mettergli a disposizione un “cestino dei tesori”, dal quale il bimbo può prendere, toccare e portare alla bocca oggetti in materiale diverso, come una bottiglia di plastica con dentro del riso che fa rumore, un pezzo di stoffa, un cucchiaio di legno e così via. Nasce in questo modo una primissima forma di gioco a due.

«Mamma e papà non possono essere i principali compagni di divertimento» precisa Daniele Novara. «Perché noi adulti non abbiamo lo stesso concetto di gioco di un bambino che, fino a 8-9 anni, è nel pieno dell’età in cui crede a Babbo Natale, dà un nome e una personalità agli oggetti, può parlare con un amico invisibile e così via. Noi grandi, invece, per giocare con lui siamo costretti a “fare finta”. Non è la stessa cosa». L’ideale, quindi, è creare la cucciolata di bambini (con amici, fratelli, cuginetti) e lasciare che giochino tra loro. E poi, durante la giornata, ritagliarsi qualche momento condiviso, quelli che noi chiamiamo “delle coccole”, in cui mamma e papà possono divertirsi con la palla, una bambola o le fiabe».

«Anche la scelta del giocattolo è importante» aggiunge Maria Rita Parsi. «I genitori dovrebbero privilegiare tutti quelli poco “strutturati”, cioè non troppo connotati e che, quindi, possono essere facilmente trasformati con la fantasia in questo o quell’altro personaggio. Oppure giocattoli da smontare e rimontare, come un camion, o da travestire, quindi una bambola o una marionetta. Più un bambino ha la possibilità di maneggiare oggetti semplici, più riuscirà a liberare fantasia, emozioni e perfino paure. Cosa che, invece, non può accadere davanti a uno schermo: videogiochi e tivù, infatti, non sono da demonizzare, ma propongono un tipo di passatempo che non lascia spazio né all’immaginazione né alla socializzazione».

«Sì anche a tutte le occasioni di gioco collettivo, come quelle proposte, sottoforma di laboratori di diverso tipo, nei vari Musei del bambino che sono nati nel nostro Paese» continua Maria Rita Parsi. «Permettono di conoscere altri coetanei e di condividere con mamma e papà un’esperienza fuori dall’ordinario, nella quale ci si diverte e, allo stesso tempo, si possono imparare cose nuove. Per esempio, a costruire con le proprie mani un giocattolo partendo da una scatola di cartone, una bottiglia, dei bottoni e così via. Come noi grandi, anche i bambini imparano molto di più quando si divertono. Succede perché, in un clima gioioso, si assapora tutto il piacere del sapere senza la paura di essere giudicati».

«Uno dei luoghi che, più di tutti, offre infinite occasioni di divertimento e scoperta è l’ambiente naturale» aggiunge Daniele Novara. «Ecco perché è un errore chiudere i bambini in casa quando arriva l’inverno. Perfino una semplice passeggiata nel parco sotto casa, se non si ha la fortuna di vivere in campagna, può trasformarsi in un’avventura piena di sorprese. Ilbambino potrà saltare nelle pozzanghere, divertirsi a vedere come la nebbia o la neve trasformano il paesaggio. Un piacere che è molto bello condividere con i grandi: mamma e papà saranno lì a rispondere a tutte le sue curiosità o a inventare con lui una storia ambientata nella natura». E ne scaturirà un gioco indimenticabile

Scritto da Silvia Calvi (scalvi@mondadori.it)

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Immagine laterale DM 1 dicembre 2014