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Franco Fornari. Tutti gli scritti. Il pensiero scientifico di Diego Miscioscia

Articolo pubblicato su Libertà

11 Settembre 2010

Franco Fornari, tutti gli scritti

Il pensiero scientifico in un libro di Miscioscia

A 25 anni dalla scomparsa del prof. Franco Fornari sta per uscire un compendio antologico di 500 pagine con Cortina Editore. Lo sta preparando Diego Miscioscia un importante psicanalista italiano. E’ stato a suo tempo un giovane allievo e collaboratore di Franco Fornari con cui ha fondato l’IstitutoMinotauro diMilano. È anche autore di numerosi libri (fra cui “Le radici affettive dei conflitti”, ed. La Meridiana). Finalmente viene raccolto il pensiero scientifico di Franco Fornari data anche la sostanziale irreperibilità dei suoi testi a 25 anni dalla sua morte. Da dove nasce il progetto e com’ è organizzato? Cosa si propone? «Il progetto di un libro che raccolga gli scritti di Franco Fornari, ormai inediti da tempo, nasce dalla sollecitazione di due importanti centri: ilMinotauro di Milano e il CPP di Piacenza. Intorno a questi due centri, da diversi anni, si sono riuniti psicologi e pedagogisti che fanno riferimento a questo grande psicoanalista e pacifista piacentino, scomparso prematuramente nel maggio del 1985. Il progetto di un volume dei suoi scritti più importanti, è stato prima pensato dai suoi allievi a margine di numerosi convegni a lui dedicati, poi è stato proposto a Raffaello Cortina, editore ed amico di Franco Fornari, che lo ha approvato con entusiasmo». Fornari è stato autore e scienziato prolifico ma anche difficile- non concedeva tanto al lettore carente di una forte preparazione psicanalitica. Che problemi ti ha creato nel comporre un libro antologico coerente con l’autore ma anche comprensibile ai giorni nostri, così fragili culturalmente? «E’ vero gli scritti di Fornari sono spesso difficili, a volte quasi incomprensibili per il lettore digiuno di psicoanalisi. Per fortuna essi sono anche ricchi di preziose e belle metafore. Nella selezione del testo che sto facendo, quindi, ho privilegiato le parti più chiare e semplici, affiancate da queste metafore che ne facilitano la lettura». Di tutta l’opera di Fornari che hai potuto leggere proprio per costruire questa selezione, cosa ti ha maggiormente colpito o per la sua attualità o per altri motivi? «Fornari è ancora molto attuale anche perché in molti campi egli è stato un pioniere, penso ad esempio alla sua ricerca sulla psicoprofilassi ostetrica che tra i primi ha sperimentato negli anni ’80 con Ferruccio Miraglia all’ospedale per bambini “Buzzi” diMilano.Molti suoi libri, in questo senso, contengono contributi preziosi ancora oggi. E’ però soprattutto nell’ultimo libro che lui ha scritto, “Affetti e cancro”, opera pionieristica sulla“terapia degli affetti” per la prevenzione dei tumori, che ho ritrovato due dei suoi contributi più creativi. Il primo riguarda appunto il tema del rapporto tra mente e corpo e contiene la proposta di una “terapia degli affetti” per la cura dei tumori. Oggi, sempre di più, sappiamo quanto la mente possa influenzare il corpo: sappiamo, ad esempio, che il tumore al seno “in situ” è presente nel 39% delle donne trai 40 e i 50 anni e quello alla prostata è presente nel 70% uomini tra i 50 e i 70 anni. Fornari propone dunque la“riorganizzazione della speranza” attraverso la “terapia degli affetti” per impedire che la caduta dell’anima, come avviene negli stati depressivi, faciliti lo sviluppo del tumore. Il secondo contributo che ho colto riguarda l’analisi della comunicazione pacifica e della comunicazione violenta,partendo dall’interazione che c’è tra “anima diabolica” (da dia-ballo = lancio attraverso) e “anima simbolica” nei conflitti umani». E lo scambio comunicativo, o meglio, come la chiamava lui la “comunicazione pacifica”? «C’è un passaggio, in particolare, che mi ha colpito dove lui mostra la sostanziale somiglianza tra il processo di assimilazione del cibo e lo scambio comunicativo. Egli osserva che la vera comunicazione pacifica, intesa come“cum-munus”, scambio di doni, ha lo stesso meccanismo del nutrimento che trasforma il cibo in metaboliti; egli scrive: “Nell’incontro conflittuale violento ognuno si rifiuta di “assimilare” il simbolo che l’altro gli propone in quanto“lo lancia attraverso” e lo “rigetta” o lo “rimette” dentro l’altro, in un tipo di comunicazione che anziché essere simbolica è diabolica. La comunicazione simbolica porta infatti al “prendere insieme” e quindi al com-prendere: mentre la comunicazione diabolica porta al “gettare-rigettare”, che di fatto è un reciproco vomitarsi che impedisce di trasformare il cibo in metaboliti”». Ho l’impressione che Franco Fornari sia a tutt’oggi uno studioso molto amato ma poco seguito come caposcuola e maestro di psicoanalisi. Le sue teorie sono organiche e originali ma mi pare che abbiano fatto fatica a penetrare nel tessuto culturale degli ultimi anni. A cosa è dovuto secondo te questa difficoltà? «Al di là di un piccoli gruppo di suoi allievi, Fornari non era molto seguito dai membri della società psicoanalitica italiana, di cui peraltro era stato anche presidente per molti anni. Il motivo, io credo sia proprio legato alla sua creatività, forse troppo dirompente e innovativa rispetto all’epoca in cui ha pubblicato i suoi studi. Ora, a distanza di 25 anni dalla sua morte, le sue riflessioni, oltre ad essere confermate dalla moderna psicoanalisi e dalle scoperte delle neuroscienze, sono riprese da molti psicoanalisti italiani». Perché continuare a studiare e riflettere su Franco Fornari? «Come ho detto, non soltanto molte ricerche e riflessioni di Fornari oggi sono ancora molto attuali, ma anche l’indirizzo “laico e ostensibile” da lui dato alla psicoanalisi rimane prezioso e innovativo e va quindi sostenuto e rafforzato. Fornari, infatti, per primo ha portato la psicoanalisi nella società: con la teoria di codici affettivi l’ha fatta uscire dallo studio privato e segreto degli analisti e ne ha favorito l’integrazione con le altre scienze sociali. Nel libro “La lezione freudiana” egli, dopo aver reso omaggio al maestro Freud, ideatore della psicoanalisi, ne critica l’impostazione tendenzialmente moralistica ed eccessivamente pulsionale e propone un modello dell’inconscio molto diverso: tale modello, ostensibile e dalle forti valenze pedagogiche, è centrato sugli affetti (i codici affettivi), intesi come ideali primari della vita, attraverso cui viene significato lo stare nel mondo ed il prendere decisioni». Si trova, secondo il tuo parere, una connotazione piacentina nei suoi scritti? o comunque si sente il sapore della sua origine? «Sicuramente questa connotazione piacentina è presente in molti suoi scritti: egli, non solo utilizza spesso metafore che fanno riferimento alla sua origine contadina,ma in alcuni volumi, poi, vi sono argute citazioni di proverbi piacentini». Hai già il titolo del volume? quando uscirà? rivolto solo agli studiosi o a tutti? «Il volume, di circa 500 pagine, si intitolerà semplicemente “Franco Fornari - Scritti” ed uscirà nella primavera del 2011».

Scritto da Daniele Novara

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Immagine laterale Libertà 11 settembre 2010