Né buoni né cattivi

L'alfabetizzazione al conflitto per una nuova cittadinanza

Convegno Nazionale CPP - 12 ottobre 2019 a Milano 

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È sbagliato sculacciare i figli: ecco perché

Articolo pubblicato su "Effe", n. 19/2016 maggio

Sberle e schiaffoni fanno male. Rendono i nostri figli aggressivi e a rischio di sviluppare un comportamento ribelle.

Lo dice anche l'ultima ricerca dell'università del Michigan che ha esaminato studi su 160mila bambini, dimostrando che gli scapaccioni non sono educativi, anzi incidono negativamente sull'equilibrio dei piccoli.

A casa come a scuola le punizion fisiche dovrebbero essere un reato
"Sappiamo da tempo che le punizioni fisiche fanno molto male ai bambini e in gran parte dei Paesi europei sono proibite dalla legge, sia nelle scuole sia nelle famiglie. Purtroppo, invece, l'Italia soffre di una grave lacuna giuridica, perché considera reato picchiare gli alunni a scuola, ma non sanziona ciò che accade dentro le mura domestiche, consentendo ai genitori forme di vessazione e mortificazione dei bambini".
Che danni può subire un figlio cresciuto con le maniere forti?
"In genere va in depressone o, quando arriva in pre-adolescenza, diventa a sua volta un soggetto violento. Dobbiamo semplicemente smetterla di mettere le mani addosso ai bambini!".
L'Europa ci ha sgridato più volte.
"E' vero, siamo stati richiamati a più riprese, ma purtroppo l'opinione pubblica italiana non è pronta: Save the Children ha tentato di fare una campagna a favore di una legge più giusta, ma non ha avuto grande seguito".
Quindi, mai uno scapaccione?
"No. E non solo: da un punto di vista pedagogico è pericoloso per la crescita del bambino anche sbraitare, minacciare o offendere. I genitori italiani devono darsi una calmata, urlano troppo, perché pensano che i figli ascoltino e capiscano tutto: un bambino è un bambino, bisogna lasciarlo nella sua infanzia, senza pretendere cose impossibili per lui".
Regole per una buona educazione?
"Chiarezza, condivisione fra padre e madre e capacità di sintonizzarsi con l'età del figlio: a un anno non si può pretendere che si sappia lavare i denti, a tre anni sì. E poi fare e non dire: i bambini sono abitudinari e hanno un pensiero concreto".

 

Articolo a cura di Gaia Giorgetti

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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