È sbagliato psichiatrizzare le difficoltà emotive dei bambini

Educare bene i figli è la più grande risorsa che possiamo dare al loro futuro.

Davvero impressionanti i dati raccolti dal quotidiano Libertà (4 novembre 2016) rispetto alla diffusione delle malattie psichiatriche, o presunte tali, infantili e adolescenziali. Rappresentano quasi il 20% della popolazione minorile piacentina, ossia 1 su 5. Se questi dati corrispondono dovrebbe essere allarme rosso assoluto perché vuol dire che un figliolo su 5 potrebbe non farcela a restare in salute mentale.
Mi permetto di eccepire e di non essere d'accordo sulle modalità di definizione di queste diagnosi. Già il loro enorme numero lascia dei dubbi. Ma il problema reale è se dobbiamo cominciare a considerare ogni forma e ogni sorta di immaturità comportamentale ed emotiva dei bambini e dei ragazzi come malattia mentale, ossia iniziare a creare delle apposite e sempre più complesse diagnosi per inserire questi figlioli nella categoria dei malati psichiatrici.
Reputo questa operazione non solo discutibile, ma profondamente sbagliata. L'immaturità infantile e anche quella adolescenziale non è una malattia! Almeno il 90% di questi presunti disturbi, stando alla mia esperienza professionale, sono viceversa collocabili nell'area delle difficoltà educative dei genitori - sempre più fragili - e della profonda innaturalità della vita infantile, privata di gioco motorio e spontaneità sociorelazionale fra coetanei, oltre che di frequentazione con l'ambiente naturale.
Le difficioltà emotive nascono dalla mancanza di regole educative condivise, dalla profonda sedentarietà infantile, dalla mancanza di gioco spontaneo, dall'assenza di contatto con la natura. Bastano, ad esempio, 2 o 3 ore di videoschermi (tablet, TV, smartphone, videogiochi...) dai 2 ai 6 anni per mandare fuori uso il sistema neurofisiologico di qualsiasi bambino (appare pertanto piuttosto originale curarli proprio coi tablet che sono la causa di tanti disturbi!).
La psichiatrizzazione dell'infanzia rischia di mettere una generazione di bambini su un binario di pura e semplice disabilità. La strada che stiamo seguendo come CPP attraverso la Scuola Genitori e gli studi di consulenza pedagogica è quella di aiutare i genitori a educare il meglio possibile i propri figli perché educare bene i figli è la più grande risorsa che possiamo dare al loro futuro. E lavorare con i bambini e i ragazzi per tirare fuori tutte le loro risorse piuttosto che accanirsi sulla loro immaturità.
Continuare a guardare il bicchiere mezzo vuoto ci consegna una visione distorta dell'infanzia e dei giovani. Puntare sula buona educazione dei bambini e dei ragazzi sia a livello familiare che scolastico non solo è possibile ma ha permesso al nostro Istituto di ottenere già tantissimi risultati.
Molto meglio investire sull'educazione che sulla medicalizzazione mentale delle nuove generazioni.

Articolo di Daniele Novara pubblicato sul quotidiano Libertà, 07/11/2016

Staff

Daniele Novara

Fondatore e direttore del CPP, pedagogista e autore

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