Dall’archiviazione alla valutazione formativa

Di: Daniele Novara

Il Cassetto delle Tracce è uno strumento di promozione del protagonismo dei bambini, di valorizzazione dell’équipe educativa e di coinvolgimento dei genitori.

Rendere visibili gli apprendimenti

Un problema che si pone alle educatrici delle istituzioni per la prima infanzia (1-6 anni) è la necessità di dotarsi di strumenti che consentano di registrare la crescita dei bambini e delle bambine rispetto ai vari parametri attinenti il loro sviluppo e il loro apprendimento. A partire da un certo periodo questa necessità si è di fatto incagliata nel desiderio di evitare forme di giudizio precoce che potessero terroristicamente inficiare il libero corso della creatività infantile. Tale percezione ha finito però col precludere le possibilità stesse di mettere in atto azioni di monitoraggio e di valutazione che andassero al di là della pura e semplice osservazione partecipata, un’osservazione che, in linea con le più avanzate teorie della complessità, assumesse comunque la parzialità dello sguardo adulto come componente ineliminabile.(1)

Un eccezione a tale quadro è rappresentata dalle cosiddette tavole dello sviluppo di Kuno-Beller, uno studioso di origine austriaca il cui testo gode di una traduzione preceduta dall’ottima presentazione di Susanna Mantovani.(2)
Ma per il resto, l’area di verifica e valutazione esistente è quella del servizio educativo in sé e per sé,(3) basato sul confronto fra ciò che il bambino sa e ciò che il bambino arbitrariamente dovrebbe sapere. È un atto profondamente unilaterale, che non considera l’evoluzione del soggetto formativo ma solo la sua adeguatezza a standard esterni: qualcosa è giusto e qualcos’altro è sbagliato, ma i criteri risultano del tutto esterni e discrezionali rispetto a chi effettivamente apprende.

C’è poi la tentazione relativistica, una modalità che ha finito con l’imporsi negli ultimi tempi. Si tratta della focalizzazione totale ed esclusiva sul bambino, che impedisce di fatto di cogliere l’evoluzione dei suoi apprendimenti. Il soggetto viene proiettato in una dimensione talmente soggettiva ed unicizzante che risulta praticamente impossibile analizzarne le competenze, le abilità e le intelligenze che vanno poco a poco a delinearsi e a strutturarsi. È chiaro qui che non è in discussione l’originalità e la peculiarità infantili, quanto un’accezione parossistica di tali posizioni che finisce col rendere il bambino invisibile a ogni forma di osservazione e verifica.

Cassetto delle Tracce di Daniele Novara

Una proposta fattibile

Sempre che si riesca a bypassare questi rischi, qual è dunque una proposta pertinente e fattibile? Dando per scontato che si tratta comunque di un’idea parziale e non esaustiva, il Cassetto Delle Tracce© può rappresentare una concreta possibilità di lavoro. Di cosa si tratta? È innanzitutto un archivio in progress, dove raccogliere fisicamente le “tracce” infantili, ossia le forme spontanee di produzione infantile (disegni, oggetti, frasi, osservazioni, foto, etc.). È pertanto un luogo fisico di raccolta dove ogni bambino e ogni bambina ha il suo spazio specifico di memoria e di conservazione. In pratica occorre prevedere dentro le strutture dell’istituzione educativa una sorta di cassettiera con tanti cassetti quanti sono i bambini, dove poter comodamente riporre i materiali di cui sopra. È una predisposizione che andrebbe ritualizzata sia con i bambini che con i genitori. La forma rituale va definita di volta in volta. Mi sembra però ovvio pensare a un simbolo specifico per ogni bambino, da collocare sulla cassettiera vicino al nome, e a una forma di inaugurazione ufficiale di anno in anno del Cassetto Delle Tracce© assieme ai genitori e alle figure educative preposte (taglio della torta, taglio del nastro, discorso inaugurale...) 

Dall’archiviazione alla valutazione formativa

Di per sé il cassetto potrebbe risultare un’operazione puramente archivistica. Il passaggio verso un utilizzo di vera e propria valutazione formativa dei bambini e delle bambine è un’operazione più raffinata e delicata. Vediamo i vari elementi che compongono questa opzione pedagogica.

✔ Fattore tempo

Occorre darsi un tempo per la raccolta e un tempo per l’analisi. In altre parole la cassettiera va “svuotata” regolarmente. La cadenza di questo svuotamento è discrezionale. L’ideale sarebbe poterlo fare ogni mese, in modo da disporre di registrazioni ben scandite nel tempo e molto sistematiche.

✔ Fattore ascolto

Occorre stabilire specifiche tecniche di lettura del materiale raccolto. Va anzitutto detto che non si può pretendere dalle educatrici capacità tecniche di lettura del materiale infantile, ad esempio competenze psicopedagogiche di decodificazione dei disegni infantili. Non si tratta di questo. La lettura deve essere di tipo pedagogico e non diagnostico, ossia una capacità di registrare i cambiamenti e i nuovi apprendimenti dei bambini lungo l’arco di tempo coincidente con la presa in carico educativa dei bambini stessi.

✔ Fattore strumenti

Dotarsi di strumenti di analisi non solo è legittimo ma assolutamente indispensabile. Gli strumenti sono due. Anzitutto un’analisi di tipo spontaneo: è la prima fase del monitoraggio. Svuotato il cassetto, le educatrici esprimono le loro libere impressioni registrandole su un quadernone predisposto. Si tratta di un momento di decantazione anche emotiva, dove lo scambio di impressioni fra operatrici del settore consente una pluralità di sguardi sul bambino o sulla bambina. È questo che conta: l’autocostrizione scadenzata a discutere assieme sulle forme di apprendimento dei bambini, creando così un’evocazione evolutiva sui bambini stessi. Gli apprendimenti infantili escono pertanto dalla loro invisibilità diventando memoria di una crescita personale e unica.
L’altro strumento è il diario delle intelligenze. Utilizzando una delle tante versioni della teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner, possibilmente quella delle sette intelligenze(5), si possono registrare con continuità le evoluzioni dei bambini, classificandole con apposite griglie(6).

Se le intelligenze multiple risultassero troppo dispersive da monitorare, si può sempre decidere di scegliere delle variabili analitiche più semplici, creando tipologie che consentano comunque l’osservazione sistematica degli apprendimenti (ad esempio la distinzione fra intelligenza sociale e intelligenza strumentale, oppure la riduzione delle intelligenze di Gardner a un numero minore, favorendo così la semplificazione del monitoraggio).

Il confronto infine fra l’approccio spontaneo e l’approccio strutturato consentirà di creare una vera a propria memoria formativa della crescita infantile.

La restituzione

Alla fine del periodo parziale di lavoro formativo coi bambini, il materiale del cassetto viene raccolto del tutto e consegnato ai genitori. Le tracce in altre parole vengono offerte come conclusione del percorso alle figure educative primarie, mentre i riscontri scientifici restano all’équipe educativa. Solo alla conclusione del percorso formativo si potrà consegnare ai genitori anche quest’altro tipo di materiale, sempre attraverso un’opportuna ritualizzazione simbolica.

Per finire, il cassetto delle tracce è indubbiamente uno strumento innovativo, ma senza grandi difficoltà di realizzazione. Di certo l’elemento più importante, piuttosto che i puri e semplici fattori tecnici, è la volontà dell’équipe educativa di “perdere tempo” in questa nuova forma di osservazione e monitoraggio infantile. Una certa coesione, da questo punto di vista, è assolutamente indispensabile, per non disperdere la ricchezza del nuovo strumento, per non finire con l’utilizzarlo in modo frammentario e parziale. La continuità può essere garantita solo da un’assunzione consapevole e collettiva di questa opzione pedagogica per una valutazione formativa continua e sistematica.


Articolo di Daniele Novara pubblicato sulla rivista Conflitti.


(1)  Vedi Walter Fornasa (a cura di), Con voce di nido, Angeli, Milano 1994

(2)  Le tavole di sviluppo di Kuno-Beller, Junior, Bergamo 1995

(3)  Vedi ad esempio L. Cipolloni (a cura di) Strumenti e indicatori per valutare il nido, Junior, Bergamo, 1999

C. Franchi (a cura di) - F. Caggio, Per una cultura della qualità nell’asilo nido e nelle materne, Junior, Bergamo, 1995

M. Ferrari (a cura di) La valutazione dei contesti prescolari: strumenti e realtà, Junior, Bergamo, 1994

(4)  Vedi Daniele Novara, L’ascolto si impara, Edizioni Gruppo Abele, Torino 20023, ai capitoli 2 e 3.

(5)  In Formae mentis, Feltrinelli, Milano 1991 le intelligenze individuate sono sei: musicale, logica, linguistica, cinestetica, spaziale e personale, che diventano sette (la personale si sdoppia in interpersonale e intrapersonale) nel testo Educare al comprendere, Feltrinelli 1994. Nel frattempo l’autore ha introdotto un’ottava intelligenza, quella ambientale.

(6) Vedi ad esempio Thomas Armstrong, A modo loro, La Meridiana, Molfetta 1999, un testo didattico sulla teoria di Howard Gardner.

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Cassetto delle tracce di Daniele Novara